(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)
(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

Partita che si poteva perdere, quella di Cento, vista la fin troppo precaria condizione della squadra (acciacchi fisici per Aradori, fuori, e Bolpin, a mezzo servizio. Influenza per Freeman, anche lui a mezzo servizio), ma che alla fine ha lasciato un po' di amarezza per tante cose contingenti, dentro e fuori dal campo. Dentro al campo, perchè tutto sommato è stata una trasferta come alcune recenti portate comunque a casa, ma con stavolta episodi storti e non positivi: a volte il tiro finale lo hanno sbagliato le avversarie, stavolta Bolpin. E persa malgrado gli avversari non abbiano fatto la partita della vita, tutt'altro: 21/60 al tiro per i padroni di casa, 21/59 per Bologna. Alla fine Caja ha parlato di assenza di qualità, faccenda inevitabile dovendo affidarsi per forza di cose alle tanto vituperate seconde linee, che ormai paiono almeno tecnicamente un corpo estraneo al resto della squadra, e già si festeggia se non si fanno autocanestro. Qualcosa da Morgillo è arrivato, Conti almeno si sbatte, questo sì, ma in una squadra votata al - giusto - affidarsi quasi in toto ai 5 partenti, un po' di sabbia negli ingranaggi ha portato alla sconfitta. Che potrebbe non avere conseguenze di classifica, dato che per la qualificazione alla Coppa Italia si deve ancora aspettare, e che si spera sia solo una serata nata sotto la classica cattiva stella, in attesa di riaverli tutti abili e arruolati.

Fuori dal campo, altre cose hanno portato a tante segnalazioni: dirigenza Fortitudo a fatica collocata laddove c'era posto, stampa messa su seggiolini già venduti, pare per un disguido, a legittimi proprietari dei medesimi posti. Forti scontri verbali tra gruppi di tifosi, non organizzati, verso la fine dell'ultimo quarto: c'è chi ha voluto festeggiare malgrado il gemellaggio, e c'è chi ha voluto lamentarsi dei festeggiamenti malgrado il gemellaggio. Polizia a far da cordone, e finale con Delfino a battibeccare violentemente proprio sotto lo spicchio di tifosi che prima si erano dialetticamente scornati. Insomma, tante cose potevano andare meglio, e chissà i famosi social come sopiranno diatribe che dovranno essere dimenticate per portare avanti la tanto sbandierata (in tutti i sensi) amicizia tra le due piazze. Infine, l'improvvida domanda in sala stampa di un giornalista centese che ha portato un po' di nervosismo in Caja e risposta, a bassa voce ma ben chiara, del primo. Vabbè.

Delfino
Carlos Delfino, trovatosi a fine gara in un vivace scontro con una fetta di tifosi bolognesi (Foto Mauro Donati)

 

Just like heaven

Freeman è andato oltre l'influenza per quanto ha potuto, e Ogden è stato faro dell'attacco fintanto che i falli non hanno reso meno continua la sua azione. Poi la difesa, 59 presi di media nelle ultime 4: lì le cose sono funzionate, davanti è stato un altro paio di maniche.

Disintegration

E' stato pressoche impossibile trovare qualcuno che fosse un punto di riferimento offensivo, e una delle ultime azioni ne è stata il simbolo: un tanto caccamiano gira la palla senza che nessuno abbia avuto la voglia di provare il tiro, fino alla persa e successivo contropiede con schiacciata. Troppi gregari, nessuno a fare la voce grossa. Passerà.

 

 

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