Jasmin Repesa è stato ospite di Sport Club su E-Tv.

Un ricordo di Ruben Douglas. “Tristezza enorme, una notizia che nessuno voleva sentire. Un ragazzo sorridente 24 ore su 24, c'è stata la tripla dello scudetto ma anche altre mille cose che ricordo: faceva sfide con Belinelli e Basile di tiro da 3, minacciava scherzi con i serpenti a chi come me li detestava. Un ragazzo strepitoso”

A distanza di quasi 20 anni, ci racconti cosa hai vissuto quel giorno a Milano? “Dieci anni dopo ho avuto una situazione simile, contro il Partizan nella semifinale della Lega Adriatica, decisi di difendere e il loro americano mise una tripla da metà campo. Basile non aveva il tempo per organizzare una situazione per un buon tiro, per fortuna dopo pochi palleggi ha trovato il passaggio per Ruben, e lui ha fatto un tiro di quelli su cui si allenava spesso, facevano gare scommettendo cene. Non è successo per caso, di certo un canestro incredibile che ci ha dato una gioia indimenticabile”

Ricordi di quegli anni?"Quando arrivai a Bologna era già periodo in cui ogni anno si calava il budget. Io arrivai quando erano andati via Fucka e Meneghin, per dire. Tutto lo staff tecnico era comunque concentrato per restare sempre ad alti livelli, e noi vendendo i giocatori più importanti siamo riusciti a mantenere le posizioni. Sono stati anni strepitosi, anche quando andò via Savic e arrivò Alibegovic, ricordiamo come perdemmo la finale del 2006 dopo una vera guerra in semifinale con Napoli."

Belinelli è ancora in forma. “Persona strepitosa. Un professionista vero, sa come riprendersi e cosa mangiare perchè per restare a questi livelli deve stare attento. Viene da una famiglia strepitosa che gli ha dato tutto il possibile per fare carriera, poi lui ci ha messo il talento.”

Ci sono giocatori con cui hai avuto rapporti difficili, in Fortitudo? “Nessuno. A me non piaceva il comportamento o il modo di gestirsi di Kommatos, e infatti è rimasto poco. Durante l'anno cambiavamo poco, facevamo scouting prendendo giocatori giovani come Vujanic e Lorbek che sono cresciuti con noi. C'è stato l'episodio con Pozzecco, ma poi lui ha capito: oggi non lo manderei mai fuori di squadra. Ho avuto problemi l'ultima volta, quando sono tornato nel 2021 per poco e con la proprietà le cose non andavamo bene. Ho sofferto come un cane, ma non potevo fare le cose che volevo fare: era stato qualcosa di emotivo, mi sentivo come tornato a casa, ma io sono persona troppo orgogliosa e professionista per promettere cose che non potevo mantenere”

A posteriori, quanto fu davvero un problema di salute e quanto, invece, che non potevi lavorare? “Non è stato un rischio di salute, ma chi mi conosce sa che io spendo le stesse energie sia in allenamento che in partita. Non sono uno che arriva per far lavorare gli assistenti o parlare a telefono, per me è come una Messa, l'allenamento, e io soffrivo come un cane per tante stupidaggini che la gente fuori non conosceva. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a fare quello che volevo”

Un esempio di questi problemi? “Non sono una persona che parla male, chi non lavora non sbaglia mai, ma c'erano giocatori come Baldasso e Fantinelli che venivano da operazioni, e mi era stato detto che sarebbero stati pronti fin dal primo giorno. Io a Bologna non sapevo con chi parlare, il fisioterapista dava le diagnosi mentre era in barca e non c'era il dottore. Il primo settembre il dottore disse che Baldasso poteva tornare e Fantinelli no, ma non era pronto e non avevamo altri giocatori per confusione nei trasferimenti: iniziò bene ma venne asfaltato. Io voglio bene a tutti, ma lavorare in quel periodo, per un professionista come me, fu una sofferenza enorme”

Quindi c'era disorganizzazione? “Assolutamente, non ci dormivo la notte, non capivo come uscire dal tunnel”

Ora torneresti? “La cosa importante è che la Fortitudo funzioni, e ora le cose vanno bene. Complimenti a tutti”

Caja è uno che se ci sono dei problemi alza la voce. “Io non volevo alzare la voce. Ma quando si parla più con i media che non in casa propria, allora le cose sono già pericolose”

L'arbitro più difficile, tra Martolini, Lanzarini e Paternicò? “Ho rapporti buoni con tutti, io sono solo una persona emotiva e diretta che dice sempre quello che pensa. Se uno sbaglia, io non posso non dirlo. L'unica cosa che mi dà fastidio è quando cerco di parlare e mi prendo tecnico: è prova di insicurezza. Io sono stato fortunato, ho lavorato a Roma, quando il padre di Martolini parlava io lo ascoltavo, lui invece se io lo cercavo si allontanava. Lanzarini uguale, mi ha espulso varie volte, ma ad esempio ha fischiato a Scafati, campo difficile, e vincemmo. Paternicò? Lamonica aveva annullato il canestro di Ruben, e lui andò a vedere che, in realtà, il canestro era valido. Con ogni arbitro ci possono essere episodi, Lamonica mi disse che ero troppo grosso e che prendevo tecnici perchè facevo paura”

Come andarono le cose nei playoff senza Pozzecco? “Noi poi perdemmo Vujanic alla prima di playoff contro Roseto, la pressione era enorme, eravamo senza esterni. Ma Basile mi disse che poteva sacrificarsi, c'era Belinelli pronto, c'era Douglas, e tanto aiuto ce lo diede Rombaldoni, di cui non parla mai nessuno. Però diede una grande mano nel controllare i ritmi”

Ma Pozzecco, cosa aveva combinato? “Lui voleva a tutti i costi dare suggerimenti, ma lo faceva in modo sbagliato. Giocammo due partite al Sud in pochi giorni, mi pare Napoli e Avellino, restammo fuori a lungo, e in questi casi i giocatori perdono un po' di concentrazione. Vincemmo di 20 con Napoli, che era forte, e ad Avellino vidi subito che il clima era diverso. Pozzecco perse un pallone, si lamentò perchè Belinelli e Mancinelli non ricevevano i suoi passaggi, e abbiamo perso. Io di solito dopo le partite non parlo, preferisco fare analisi successive, ma lui entrò dentro lo spogliatoio dicendo che non capivo un cazzo. E io gli risposi che non poteva essere lui, l'unico a non sbagliare mai, e se le cose non gli andavano bene poteva andarsene”

Ma davvero nei playoff con Napoli nel 2006 ci fu una scazzottata clamorosa? “Mi dispiace dirlo perchè non c'è più, ma Pierfrancesco Betti era molto bravo nell'alzare il livello della tensione. Iniziarono una guerra, si dicevano un sacco di cose, ci fu una partita in cui Morandais diede già sulla palla a due una gomitata a Bagaric. E Betti, 20” dopo la fine della partita, disse alla tifoseria di avvicinarsi al tunnel: io allora dissi a Basile che sarei andato io, davanti, e ho preso 3-4 cazzotti, qualcuno anche duro. Dopo, Betti mi aspettava con il sorriso e io lo presi a schiaffi. Loro tornarono a Bologna, 5000 persone li aspettarono al Paladozza prima del loro allenamento e quindi tornarono in albergo. Non ci fu partita, Belinelli li massacrò già nel primo tempo, ma spendemmo troppe energie fisiche e mentali per affrontare poi Treviso in finale. Poi firmai a Roma, e Betti mi denunciò. Pagai 9000 euro, avrei pagato il doppio per dargliene un altro"

La Virtus? “Banchi ha fatto cose strepitose, sopra le aspettative. Peccato quel calo fisico, ma con tutto il rispetto con quel roster ha fatto molto bene. Non sarebbe stato possibile giocare così tanto a lungo in quel modo, hanno avuto problemi fisici, ma sono stati a tratti strepitosi, come nella gara con l'Efes. Avrebbero meritato di fare i playoff”

Voti a Virtus e a Milano? “La Virtus voto 8. Milano ha avuto un sacco di problemi di infortuni, non c'è mai stata continuità e se non hai continuità in Eurolega non fai strada. Voto 7”

Per fare i playoff, tu in Virtus chi terresti? “Dobric è al primo anno fuori da casa sua, pensiamo a questo. Forse i tifosi o i giornalisti si potevano aspettare qualcosa di più, ma serve pazienza. Se il ragazzo ha il giusto atteggiamento, se è inserito bene, bisogna pensarci. Un tempo prendevi Kukoc, Sabonis, Danilovic, gente forte: ora non ce ne sono tanti che fanno la differenza da soli, conta avere giocatori che abbiano fame e che facciano bene per la squadra”

Zizic? “Una cosa simile. E' difficile entrare in corsa dove ci sono grandi aspettative. Devi conoscere l'ambiente, i compagni, la mentalità, e Bologna non è una città facile. E' un posto dove c'è selezione naturale, una pressione enorme, ma chi fa bene a Bologna può fare bene ovunque”

La Fortitudo può essere promossa? “Speriamo, ma intanto cerchiamo di consolidare la situazione economica e societaria. Non dico ritornare ai tempi passati, ma cercare di avvicinarsi: contano le strategie, le pianificazioni, avere ben chiaro cosa si vuole, quale può essere il budget. E quando il budget non è alto ci vuole molta capacità di programmazione. Io conosco la famiglia Tedeschi, sono persone strepitose”

Il video integrale della trasmissione.

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