Scoperto che il Paladozza non è poi così inviolabile come si sarebbe pensato, la Fortitudo a Lecce vede anche il rovescio della medaglia, ovvero che uscendo dalle assi amiche non è che ci siano sempre e comunque i coccodrilli. Così si torna a vincere in trasferta, magari sacramentando sul fatto che altra Puglia non ce ne sarà in questo campionato, con Aradori ai box e una prova di squadra quasi perfetta, sia in attacco che in difesa. Punti distribuiti, piano partita portato a compimento: non sarà una squadra di fenomeni e tante piccole cose sono ancora irrisolte (Davis, anche oggi marginale se non proprio inutile). Ma da qui a pensare che sia una banda di scappati, ‘sta Fortitudo, ce ne corre.

Si parte con un po’ di studio e ripasso, e con una Fortitudo quasi perfetta sia davanti che dietro. Davanti, andando a pescare in area un buon Barbante e girando attorno a lui. Dietro, arginando Smith e accorgendosi che, attorno, c’è solo Poletti. 15-2 di parziale e 19-11 di massimo vantaggio, prima che i primi girar di cambi permettano a Nardò un leggero avvicinarsi, fino al 23-18 del 10’.

Meno briosa, la Fortitudo del secondo quarto è più scolastica ed estemporanea ma quel che c’è basta e avanza per tenere a bada una Nardò a cui forse non viene spiegato che non c’è l’obbligo di tirare sempre e comunque al primo passaggio o quasi. Dalla Puglia arrivano airball a iosa, dall’Emilia il minimo indispensabile per stare sempre ai margini della doppia cifra di vantaggio, Thornton è genio e sregolatezza ed è 35-25. Viene riesumato anche Paci, Nardò è una roba che non si guarda, si fa +13 e si sciupa anche tantissimo, al punto che il 41-30 del 20’ pare anche stretto.

Rimane una navigazione tranquilla, con Nardò a cercare estemporanee follie e Bologna a non esagerare mai nella ricerca di ritmi che non siano quelli a lei più congeniali. +14 malgrado l’ennesima sciagura di Davis in contropiede, poi Panni e Barbante allargano a 16 in totale facile amministrazione prima del 68-55 del 30’.

Ultimo quarto di ordinaria amministrazione, con le ispirazioni di Panni a portare quasi al ventello ma con poco o niente da segnalare. E, per una volta, è un ritorno a casa felice quello di una Fortitudo tanto concentrata come mai la si era vista, fuori da Azzarita.


(Foto Ciamillo)

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