Virtus, il dopopartita di gara 5. Ora arriva Venezia

Come l’anno scorso contro Venezia, anche quest’anno ai quarti la Virtus ha avuto bisogno di cinque partite e ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per portare a casa la serie, contro una Trento davvero coriacea. La quinta in casa è stata davvero difficile, anche perchè si è giocato al ritmo forsennato prediletto dagli ospiti, che nei primi tre quarti sono stati sempre a contatto e spesso avanti, avendo la difesa bianconera spesso latitato. Poi finalmente la Olidata ha cambiato faccia in difesa, trascinata da Daniel Hackett, e ha fatto il break decisivo. Oltre al capitano in pectore sugli scudi anche Edwards come realizzatore implacabile e la coppia Niang-Diarra per l’enorme impatto sotto canestro. Coach Jakovljevic, una volta trovato il quintetto funzionante, sostanzialmente non l’ha più cambiato.
Tutto è bene quel che finisce bene, quindi. E ora si pensa alla semifinale. Il gruppo è questo, dato che Pajola (operato ieri) e Alston hanno finito la stagione, e la scelta di turnover riguarderà un solo straniero volta per volta. Adesso arriva Venezia, altro cliente decisamente difficile, per battere il quale servirà un cambio di passo difensivo. Anche la Reyer ha avuto bisogno di cinque gare per battere Tortona, così come Brescia per vincere contro Trieste. Tre serie di quarti di finale su quattro sono state davvero equilbirate, con conseguente dispendio di energie per le varie squadre. Milano invece si è sbarazzata di Reggio in tre partite, e ha potuto godere di svariati giorni di riposo in più. Anche questo, a lungo andare, potrebbe fare la differenza. Ma la Virtus - nel caso - ci penserà più avanti. Ora c’è Venezia, con qualche consapevolezza in più: il gruppo spalle al muro ha dimostrato di esserci, e di avere ancora voglia di lottare. Questo non è poco, decisamente.
