Il dopo Supercoppa Fortitudo: niente panico, testa al campionato

Chiunque abbia avuto la sventura di incrociare i pensieri dello scrivente sa benissimo quel che pensa della Supercoppa: un bel torneo di precampionato, che andrebbe preso per quel che è, nel bene e nel male. Quindi, con risultato da archiviare a prescindere, perchè non vuol dire nulla: ricordate, ad esempio, che l'ultima vittoria arrivò con in panchina Cagnardi, che poi fece 4-7 e saluto? Appunto. Questo però non vuol dire che dalla sconfitta di ieri non si possano notare alcune piccole, piccole cose. Semplici appunti, utili più a Cavina (che non ne ha bisogno) che non al dibattito di chi, sui social, vuole già fare l'abbonamento a LNP Pass per il 2027-28 e lamenta la mancanza di un giocatore in almeno tutti i ruoli.
Si è perso al supplementare, in un pomeriggio dove qualche problema logistico, diciamo, ad un certo punto ha reso impossibile capire quale fosse il punteggio: ce ne erano 4 versioni diverse, tra tabellone, cronisti, sovraimpressioni ed un play by play che si divertiva (notato anche un 630-616, con almeno 2-3 giocatori in tripla cifra). Questo vuol dire, comunque, che si è trattato di episodi: di là Redivo ha fatto il match winner, di qua Morris no. Ben sapendo che Redivo da anni questo è, e che Morris ha preso in mano una squadra di cui ancora non conosce bene polpastrelli e falangi. Buoni sprazzi, passaggi a vuoto, e l'impressione che i singoli di Cividale abbiano avuto alla lungo la meglio sul collettivo Fortitudo.
Alla fine, tante cose sono da forgiare: le proporzioni sull'importanza di Zanelli e Fantinelli, ora che in regia ci può essere una alternativa per il ruolo di titolare e non solo un cambio dell'indiscutibile Capitano. Le responsabilità di Morris. La condizione di Sarto, partito ieri dalla panca. Il lavoro a rimbalzo, ora che Sorokas giocherà più lontano (ma Berti lo si patisce da anni, decenni, millenni. Pare che perfino Artis Gimore faticasse ad aggirarlo). Le gerarchie. E vabbè, si è perso da Cividale priva del Cavalier Filosofo e di Mobio, ma domani chi se lo ricorderà?