Comunicato della Fossa dei Leoni
A stagione conclusa, riteniamo doveroso tracciare un bilancio definitivo di quello che è stato il cosiddetto “protocollo” applicato al mondo della pallacanestro nel corso dell’annata 2025/2026.
Fin dalla sua introduzione abbiamo espresso forti perplessità nei confronti di uno strumento presentato come necessario per garantire sicurezza e ordine pubblico, ma che nei fatti si è rivelato confuso, incoerente e totalmente scollegato dalla realtà dei palazzetti.
Nel corso della stagione, in tutte le gare non considerate a rischio, Fossa dei Leoni ha contestato concretamente questo sistema.
Nello specifico, in un’occasione siamo entrati tutti utilizzando lo stesso nominativo su biglietti acquistati la mattina della partita; in altre sette trasferte abbiamo aggirato l’obbligo della vendita online accordandoci direttamente con la società ospitante affinché emettesse i tagliandi, come avveniva regolarmente fino alla scorsa stagione; infine, in cinque occasioni abbiamo acquistato biglietti in settori diversi da quello ospiti, superando di fatto il limite delle ore 19 previsto per l’acquisto dei tagliandi destinati ai tifosi in trasferta.
Tutto questo ha dimostrato come una tifoseria organizzata tra le più numerose della categoria possa seguire la propria squadra senza che si verifichino problemi di ordine pubblico, incidenti o situazioni di particolare criticità.
Un dato che dovrebbe far riflettere chi, da mesi, continua a sostenere la necessità di misure sempre più restrittive.
La contraddizione più evidente è emersa soprattutto nella seconda parte del campionato, quando ci siamo ritrovati di fronte a trasferte vietate nonostante l’assenza di rivalità o precedenti problematici con le tifoserie locali.
Se il protocollo nasce con l’obiettivo dichiarato di regolamentare e gestire la presenza dei tifosi ospiti, appare incomprensibile che la soluzione adottata continui a essere quella del divieto indiscriminato.
Ancora più grave quanto accaduto a Forlì, dove è stato consentito l’accesso al palazzetto esclusivamente ai residenti delle due città coinvolte.
Una decisione che introduce un principio di discriminazione territoriale inaccettabile in uno Stato che dovrebbe garantire uguali diritti ai propri cittadini, soprattutto all’interno di manifestazioni sportive che dovrebbero rappresentare aggregazione, partecipazione e condivisione.
Questi episodi certificano il totale fallimento di un esperimento che non ha migliorato la sicurezza né agevolato il dialogo tra istituzioni e tifoserie.
Non è un caso che molte tifoserie organizzate abbiano scelto, per protesta, di rinunciare alle trasferte.
Perché quando si colpisce la libertà di movimento dei tifosi, quando si ostacola sistematicamente la partecipazione e quando si trasforma ogni spostamento in un percorso a ostacoli burocratico, il rischio concreto è quello di distruggere definitivamente il movimento ultras della pallacanestro.
Spegnere le trasferte significa impoverire il nostro sport. Significa eliminare passione, rivalità, identità e partecipazione.
Significa svuotare i palazzetti di ciò che li rende vivi…
Per questo chiediamo con forza a tutte le istituzioni coinvolte, alla LNP, alla Legabasket e alle società di prendere posizione e respingere definitivamente un protocollo che ha dimostrato tutti i propri limiti, evitando che venga trasformato in uno strumento permanente.
Difendere il diritto di seguire la propria squadra non significa difendere il disordine.
Significa difendere la cultura del tifo, la libertà di movimento e la dignità di migliaia di appassionati.
Perché senza tifosi non esiste spettacolo, non esiste rivalità, non esiste identità.
Non esiste pallacanestro.
NO AL PROTOCOLLO. UNA VOLTA PER TUTTE.
Fossa dei leoni 1970
