E’ la settimana più lunga, per la Virtus, che domenica contro Torino sarà chiamata a vincere o morire, sapendo oltretutto che anche una vittoria di 6 punti potrebbe non bastare a salvarsi.
Dopo la debacle canturina, l’ultimo posto e la contestazione di domenica notte in Arcoveggio da parte dei Forever Boys, il presidente Alberto Bucci ha deciso di tentare il tutto per tutto, portando la squadra in ritiro a Zola Predosa (per motivi logistici, vicinanza con la Unipol Arena) a partire da giovedì sera. Se servirà o no lo scopriremo soltanto domenica sera, ma intanto - comprensibilmente - la tensione si taglia col coltello. A parole nessuno molla, ma lo spettacolo delle ultime partite, e soprattutto di quella di Cantù, è stato quello offerto da una squadra in enorme crisi, tecnica e psicologica.

Mentre da parte dei tifosi o di storici ex come Gigi Serafini e Roberto Brunamonti arrivano appelli per riempire il palazzo di Casalecchio e sostenere la squadra fino alla fine, oggi il presidente della Fondazione Pietro Basciano è tornato a parlare dopo quasi un mese di silenzio, e ha rilasciato dichiarazioni molto pesanti sotto tutti i punti di vista, che sembrano anche gettare un’ombra non solo sul presente, ma anche sul futuro del club.

Basciano infatti ha accusato la squadra per gli scarsi risultati (facciano vedere di che pasta sono fatti, mica vanno in campo i soci della Fondazione), Giorgio Valli e Sandro Crovetti - senza nominarli - per la costruzione del gruppo e per i correttivi in corsa che non hanno funzionato (la squadra a luglio fu fatta sotto le indicazioni dello staff tecnico. Quando c’è stato da correggere, abbiamo sempre dato disponibilità: i tecnici hanno chiesto, la proprietà ha provveduto) ma soprattutto si è scagliato contro la maggior parte dei soci della Fondazione stessa per essersi fatti “di nebbia” quando c’era da contribuire alla causa, lasciando solo a pochi soci il compito di sobbarcarsi l’intero onere della stagione bianconera (sono deluso da alcuni soci, che nonostante i solleciti sono spariti. Chi ha cuore le sorti della Virtus si faccia vivo e dia il supporto che ha solo sbandierato. Fare parte della Fondazione non serve solamente a fare passerella al palasport la domenica).

Di certo è vero che enormi responsabilità sono di chi la squadra l’ha costruita e messa in campo, ovvero di Sandro Crovetti e di Giorgio Valli, nonchè di Renato Villalta, finchè c'è stato. Questa stagione della Virtus è costata di più della scorsa, e al posto dei playoff si rischia di retrocedere. Gli errori tecnici sono stati tanti, sia in fase di costruzione (il mancato rinnovo di Hazell, non prevedere adeguati cambi del centro e del playmaker, la scommessa Penny Williams persa, e col senno di poi anche l’aver puntato tutto su Pittman, il che ha lasciato pochissimo budget per gli altri americani) sia in corso d’opera, come la gestione dell’infortunio di Ray e soprattutto aver preso Fells mentre altri prendevano giocatori di ben altro spessore come Daye, Dyson o Boatright. Però va fatto notare che quest’anno Valli e Crovetti hanno fatto tutto da soli - almeno da settembre in poi - mentre nella scorsa stagione c’erano un GM di lungo corso come Bruno Arrigoni (che pure ha deluso, per parecchi versi) e un presidente esperto dell’ambiente come Renato Villalta. Il 30 giugno scorso Arrigoni ha terminato il suo contratto e non è stato sostituito, mentre a settembre si è avviato quel turbine di eventi che alla fine della fiera ha portato alla promozione a GM di Crovetti e all’uscita di scena di Villalta, sostituito da un presidente non operativo come Bertolini, e poi da Bucci.
La sostanza è che se l’anno scorso le decisioni tecniche erano pensate e condivise da tre o quattro persone, quest’anno - soprattutto dopo le dimissioni di Villalta - hanno fatto tutto in due, ed è decisamente mancata una figura tecnica che affiancasse ed aiutasse Valli e Crovetti. Questa scelta, probabilmente presa in ottica contenimento costi, è da imputare alla Fondazione. Come è da imputare alla Fondazione il fatto di non aver esonerato Giorgio Valli durante la stagione, se l’operato del coach di Anzola non era considerato sufficiente come pare di capire dalle parole di Basciano, che invece durante la stagione ha sempre difeso il tecnico, negando qualsiasi contatto con altri allenatori.

Peraltro, la possibilità di intervenire per la Fondazione c’è ancora, volendo. Ci sono ancora due giornate da giocare, e si può sia aggiungere un giocatore (comunitario Bosman A), sia eventualmente sostituire l’allenatore, nel caso questo non soddisfi la proprietà. E questo fino a 48 ore prima dell’ultima giornata.

Poi, che i rapporti interni alla Fondazione non siano idilliaci appare ormai chiaro, tanto che Walter Fuochi ha parlato chiaramente di stracci che iniziano a volare in Fondazione.
Di certo lo sfogo di Basciano certifica il definitivo fallimento del modello Fondazione, ideata da Claudio Sabatini e proprietaria delle quote Virtus da settembre 2012. Una proprietà diffusa in cui si entra con una quota <em>una tantum</em> (25, 50, o 100mila euro) e poi non si è più tenuti ad alcun tipo di versamento, se non volontariamente - e a quanto pare i volontari sono davvero pochi - comporta necessariamente problemi, di governance ma anche e soprattutto economici, quando è il momento di trasformare le cifre rosse in cifre nere, per usare le parole di uno di quelli che il suo contributo l’ha sempre dato, ovvero Daniele Fornaciari. Il cane che ha 10 padroni è il più affamato di tutti, direbbero a Venezia, perchè in un tale sistema nessuno dei soci - a parte pochi - si sente responsabile della vita e dei risultati della società.
La speranza è che l’aumento di capitale attualmente aperto richiami qualcuno in grado di trasformare nuovamente Virtus Pallacanestro in una società di capitali “classica”, anche se per ora in via Arcoveggio non pare esserci la fila di pretendenti.
Se questa situazione si prolungherà, il futuro bianconero non pare né roseo né ricco, che l’anno prossimo si giochi in serie A o in A2.

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