nba camp
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Dopo la sosta per le Coppe Nazionali, solitamente le società iniziano a pensare le squadre per la stagione successiva, e i primi nomi di mercato iniziano a circolare. A partire da quelle di Eurolega. Quest’anno non fa eccezione, e si inizia a parlare di rinnovi e mercato, soprattutto per Virtus e Milano.

Intanto, il mondo del basket europeo deve fare i conti con una possibile rivoluzione, ovvero quella portata da NBA Europe. I contorni di questa operazione sono ancora abbastanza fumosi, ma qualcosa si sta delineando. La nuova lega, gestita da NBA in partnership con la FIBA, ha intenzione di partire dalla stagione 2027-28, con 16 squadre. 12 di essere avranno licenze permanenti, le altre quattro cambieranno ogni anno, arrivando dalla BCL, o da tornei di qualificazione. Per l’Italia, le franchigie desiderate sono due, a Milano e Roma, intese come città geografiche. Per le società, si vedrà. L’Olimpia è naturalmente favorita per essere la società di Milano che parteciperà, mentre a Roma ci sono almeno due cordate che stanno cercando di riportare la serie A nella capitale, per poi provare il salto in NBA Europe. La prima è quella che fa capo a Donnie Nelson, che avrebbe già in tasca il diritto di Cremona e il benestare federale, e la seconda potrebbe arrivare con il trasferimento della società di Trieste, con il proprietario Matiasic che ha già incontrato il sindaco Gualtieri e visionato il palasport. In ogni caso, sulla questione NBA Europe restano aperti enormi interrogativi, a partire dalla sostenibilità finanziaria. Si è parlato di una “quota di ingresso” di 500 milioni di euro per entrare, cifra che al momento nessuna società in Europa potrebbe mettere a cuor leggero, nemmeno le polisportive calcistiche come Real Madrid o Barcellona. Inoltre la NBA negli Stati Uniti è un sistema perfetto che genera parecchi utili, il basket europeo tutto l’opposto, e ci vorrebbero anni per invertire la tendenza. 

Ultimo, ma non meno importante, la questione Eurolega, che rischia di venire travolta dall’arrivo di NBA Europe. La massima lega continentale genera uno spettacolo bellissimo, ma ha tanti problemi e una gestione rivedibile, per usare un eufemismo. Per prima cosa, il fatto che solo alcuni dei club siano proprietari genera uno squilibrio notevole. Non a caso i club non proprietari (tra cui la Virtus) dovrebbero a breve federarsi per avere più “potere contrattuale”. Inoltre, il sistema genera tantissime perdite. Pur avendo accresciuto a dismisura il numero di partite - creando una competizione massacrante - tutte le società sono in perdita, e questo alcuni proprietari (a partire dal vulcanico Giannakopoulos) lo fanno notare piuttosto spesso. Ed è solo per avere un ritorno economico che si è consentito l’ingresso di Dubai. Inoltre la differente tassazione nei vari paesi fa sì che a un giocatore convenga andare al Monaco - al netto degli attuali problemi finanziari della società - piuttosto che alla Virtus, per avere uno stipendio netto più alto. E le regole finanziarie introdotte, aggiornate proprio ieri, sono facilmente aggirabili. Infine, le recenti modifiche al regolamento NCAA hanno provocato e provocheranno la fuga di tantissimi giocatori giovani, attirati dalla possibilità di avere subito uno stipendio ben più alto di quello che prenderebbero in Europa. Insomma, si tratta di una realtà tanto bella da vedere quanto fragile, poco strutturata e poco remunerativa per le società. Chiaramente, l’arrivo di una concorrenza fortissima come la NBA - spalleggiata dalla FIBA - potrebbe assestare a Eurolega un colpo letale. Finora tutti i tentativi di contatto sono andati a vuoto, e il recente licenziamento di Motiejunas per nominare come CEO un ex NBA come Chus Bueno va visto proprio nell’ottica di cercare un dialogo a tutti i costi.

Vista da fuori, la soluzione più ragionevole sarebbe senz’altro un accordo tra le parti, con la cessione delle quote di Eurolega a NBA Europe, e la ristrutturazione della competizione secondo gli standard NBA, lasciando però aperta la porta - in qualche modo - a tutte le attuali squadre, cosa che l’attuale progetto non sembra intenzionato a fare. Ma la ragionevolezza spesso non fa parte del mondo dello sport, per cui non resta altro da fare se non aspettare e vedere. La Virtus, dal canto suo, non può fare altro. Bologna non è tra le città che interessano la NBA, per cui si continuerà nel percorso in Eurolega, o in una delle altre coppe europee che senz’altro ci saranno nei prossimi anni.

Possibile anticipo a mercoledì 11 marzo per Virtus-Partizian