nba camp
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(foto Euroleague)
(foto Euroleague)

Intervistato da StreamTime Sports, il CEO di Eurolega Chus Bueno ha fatto il punto della situazione, anche alla luce dell'arrivo di NBA Europe. Un estratto delle sue parole.

Quando ampliamo la nostra attività, vogliamo fare di più, ma anche farlo meglio. Non cerchiamo l’espansione solo per il gusto di espanderci, ma vogliamo farlo nel modo giusto. Quando valutiamo la creazione di franchigie, forse ha senso guardare a Londra, Roma o Berlino. Forse ha senso recuperare alcuni grandi nomi del basket. Forse vogliono diventare franchigie, e noi offriamo loro questa possibilità. 

NBA Europe: amici o nemici? Non credo che questa sia la giusta prospettiva. Se l’NBA decide di operare qui, con enormi capitali e una capacità gestionale comprovata, perché dovremmo averne paura? Al contrario, dobbiamo valutare questa opportunità. Se il nostro obiettivo è raddoppiare i ricavi, forse il modo migliore per riuscirci è collaborare con l’NBA. Forse sì, forse no. Ma almeno dobbiamo esplorare questa possibilità».

NBA Europe? Arrivano. So che il processo è in corso. Stanno lavorando sulle città, sugli sponsor e su altri parametri, ma arrivano. Se ci saranno due leghe, allora sì, saremo costretti a competere. È legittimo. Ma il mercato si frammenterebbe. Se possiamo evitare questo e le tensioni, considero mia responsabilità provare almeno a farlo.

Magari fossi stato qui tre anni fa. Credo che l’approccio giusto sarebbe stato una collaborazione tra NBA ed EuroLeague. Abbiamo già i brand più forti, i club più grandi, le basi di tifosi più vaste e le città più importanti. Le fondamenta ci sono già. Secondo me, sarebbe stata la strada migliore».

Una possibile collaborazione? Per me sarebbe più semplice avere le 13 squadre e poi le 5 o 6 città di cui si parla. Potremmo riunire tutte queste squadre e rivolgerci al mercato per trovare un partner. I capitali raccolti potrebbero compensare chi ha dedicato 26 anni alla costruzione di questa impresa, e parte dei fondi potrebbe essere destinata al capitale circolante e al rinnovamento dell’immagine della collaborazione».

 

 

 

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