Sorokas, "Il mio sogno è festeggiare, in giugno, dentro la fontana con una birra in mano"

Paulius Sorokas si è raccontato a Fortitudo Talks. Tra storie del suo passato e cibi lituani, ha parlato anche di Fortitudo.
Il Paladozza è qualcosa di speciale, come il Colosseo. Sali le scale, senti la gente che urla e ti gasa, ed è qualcosa che ti scatena l'inferno dentro. E' qualcosa di perfetto per questo show, è difficile spiegare a chi non l'ha visto: l'ho raccontato a miei amici che sono venuti a vedermi, mio padre è stato presente tre volte, ed è rimasto travolto. Altri amici sono venuti più volte perchè, visto lo spettacolo, hanno subito cercato di tornare.
Quando sono arrivato in Fortitudo potevo solo immaginare, pur avendola già affrontata. Già alla prima amichevole a Zola c'erano 1500 persone, tifavano, applaudivano, e ho capito che erano seri e vicini. Poi alla prima al Paladozza abbiamo affrontato Scafati, la mia ex squadra, ed è stato qualcosa di speciale: non ho iniziato bene, poi ho messo 5/5 da 3. Lì c'era fotta, e ho capito che si potevano fare cose buone insieme.
In questa ultima stagione ho notato di poter trovare energie anche quando mi pareva di non farcela più: se c'è pressione, se sei sotto, automaticamente ti viene di pensare di essere stanco, ma devi trovare sempre la forza per trovare l'ultima spinta. Come la casalinga con Rimini, siamo stati sempre sotto ma abbiamo vinto al supplementare e io non mi sono mai fermato. Il nostro dottore pensava non ce la facessi, ma ci sono momenti in cui puoi andare oltre i limiti.
Avevo tante offerte, non solo dall'Italia, ma non ho avuto dubbi: aspettavo una offerta dalla Fortitudo, ne è arrivata una che mi ha rispettato, forse c'erano proposte economicamente migliori ma non ho mai fatto scelte solo per i soldi. Poi è vero che la nostra carriera è corta, ma la Effe mi ha offerto una cifra rispettabile, e io ho pensato al rapporto creato con i tifosi e al progetto, cose che non si comprano con i soldi. Come il rapporto con la città e il tifo. A me piace uscire, prendere un caffè con accanto gente che mi sostiene anche quando magari le cose non vanno benissimo: ci sono stati momenti in cui in trasferta perdevamo spesso, ma nessuno mi ha mai detto niente, piuttosto solo applausi e incitamenti. La scelta di rimanere à arrivata presto: dopo la sconfitta con Verona abbiamo parlato, tra management e il mio procuratore, io ho detto subito che volevo arrivare al punto e rimanere. C'erano anche altre offerte, ma io ero forte e deciso. Avere la fiducia di un biennale significa tanto, io lo volevo e la squadra lo ha accettato subito, vuol dire che si crede in me e io per questo cercherò di dare il massimo.
Il sogno? Ballare dentro la fontana con la birra in mano nel mese di giugno, significherebbe che siamo tutti contenti. Speriamo di farcela.
Abbiamo qualche giocatore rimasto dall'anno scorso, non mi è successo spesso in carriera dato che ero io quello che cambiava squadra. Questo ci dà un vantaggio, poi io conosco Zanelli, ho già giocato con lui come con Radonjic, saranno ottime aggiunte per la nostra squadra.
Abbonarsi? Ci pensate ancora? Non serve nemmeno consigliarlo, se sei già stato al Paladozza vorrai sicuramente tornare, anche perchè noi daremo sempre il massimo"
