nba camp
nba camp
(Foto Mauro Donati)
(Foto Mauro Donati)

La più classica delle missioni impossibili, e la Fortitudo esce da Verona con applausi di tutto il palasport o quasi, compresi anche i locali, ma completando uno 0-3 che non dice nulla di come la serie sia stata combattuta e sofferta. Partita che ha ricordato tante trasferte normali del passato, prendendo una imbarcata dall'arco (19 triple prese) e collassando nel terzo quarto, ma alzando comunque la testa per lottare fino all'ultimo. Anche in una giornata di ennesima estrema sofferenza nel roster, e con titolari che hanno ciccato e nemmeno poco. Insomma, il simbolo di una stagione dove per mesi non si è percepito come il valore totale della truppa non fosse così male, ma dove qualcosa è mancato: per chiuderla subito in regular - e ci si è andati vicino - e per evitare lo 0-2 casalingo con Verona, con 2 soli punti totali di differenza overtime compreso, che ha deciso la serie.

Spazio per il dopo ce ne sarà eccome, partendo dai partenti e iniziando a disquisire sugli arrivandi: ieri è stata l'ultima per tanti, forse pure qualche insospettabile, e l'abbraccio con lacrime finali, a metà campo, non è parso quello di una squadra così divisa e dove gli stracci volavano come zanzare estive. Magari lo è stata, ma nessuno ha tirato un muscolo indietro. Addio a Caja (Bechi era presente a Verona, chissà), e a tanti altri. Che, con lo striscione finale della Fossa, hanno capito di essere entrati nel cuore della gente: quelli a cui piace essere e non solo avere. Poi certo, un giorno sarà bello anche avere, sia chiaro, ma stavolta, anche per gli annessi e connessi, non è stato il caso.

Innamoratissimo - Moore e Sorokas hanno fatto gli stranieri, senza se e senza ma.

In preda ad uno spasimo - Qualcosa è mancato da Sarto e Anumba, in primis, ma così è andata.

Gameday: oggi gara 5 Virtus Olidata Bologna - Dolomiti Energia Trentino alle 20