Mancinelli: tornerò al PalaDozza, promesso. La Fortitudo è una fede, le altre sono solo squadre

Stefano Mancinelli è stato intervistato dal Resto del Carlino. Un estratto delle sue parole.
Da capitano a un ruolo dirigenziale, come si trova nelle nuove vesti? "Mi piace molto. Adesso sono consigliere federale, responsabile nazionale 3x3, ma un giorno mi piacerebbe fare il dirigente in una squadra di club".
Intanto punta a riportare in alto l’azzurro, un colore che lei conosce bene. "Sì, in Federazione sto benissimo, per me è un onore e un privilegio lavorare per un movimento intero".
Come ha visto la sua Effe? "Tre anni fa si è fermata in finale con la corazzata Trapani, l’anno scorso con Cantù poi promossa e quest’anno ha fatto un buonissimo campionato, ma ha dovuto cedere a Verona. Sono state comunque buone stagioni".
Le piace la nuova Fortitudo? "Sì, ho sempre avuto un debole per Fantinelli, sono convinto che avrebbe potuto giocare ad altissimi livelli. Mi piace molto Sorokas, vedo Sarto come un eccellente tiratore e conosco Mazzola. Se sta bene, può essere il terzo straniero".
Compagno di squadra, giocatore a cui ha passato il ruolo di capitano in Fortitudo, ma soprattutto amico, come è il rapporto con Fantinelli? "Ci sentiamo e ci vediamo, abbiamo una chat nostra dove c’è anche Pietro Aradori, andiamo molto d’accordo, ho avuto piacere che sia stato lui a prendere i gradi di capitano".
La rivedremo al PalaDozza? "Tornerò! Promesso, non so ancora quando, ma un giorno torno. Con Lorenza, mia moglie, siamo in attesa del terzo figlio che nascerà a ottobre. Durante i primi mesi del campionato sarò impegnato a fare il padre, ma una promessa è una promessa".
Conosce il nuovo management Fortitudo? "Ho conosciuto Matteo Gentilini, ho visto le conferenze. Vedo tanta voglia di far bene, passione e impegno. Gentilini è da ringraziare per quello che sta spendendo. Rossano Guerri è sul pezzo sempre molto attivo.
Cosa pensa di coach Cavina? "Sa come si vince e questo è un buon punto di partenza. E’ un allenatore di qualità ed esperienza però la Fortitudo è una cosa particolare. E’ una realtà diversa da tutte le altre, un mondo a se stante dove sono passati anche grandi allenatori facendo male. Cavina ha il vantaggio di conoscere l’ambiente e sapere cosa serve, cercando di partire bene".
Che emozioni dava giocare davanti alla Fossa? "Da giocatore ti gasa, ti dà quella carica in più. E’ quello che mi fa dire che giocare per la Effe è qualcosa di unico. Per fortuna che non ho mai dovuto affrontare da avversario (ride, ndr) altrimenti l’avrei sofferto anche se … Ci sono giocatori che si esaltano ad avere un tifo caldo contro, Sasha Danilovic e Ray Sugar Richardson ad esempio si caricavano ancora di più in queste situazioni".
Cosa è per lei la Fortitudo? "Una fede, le altre sono solo squadre. E’ una frase esemplificativa che rende bene l’idea di quello che è il mondo Fortitudo. Credo non sia paragonabile a nessun altra realtà in Italia, ricordo ancora come si riempiva il PalaDozza anche quando eravamo in B. Ricordo che giocavo a Milano e mi abbonai solo per stare vicino alla Effe".
Che cosa si aspetta dalla prossima stagione? "Mi auguro che la Fortitudo torni dove merita, in serie A".
Dalla A2 alla A è un bel salto da tutti i punti di vista. "Sì. Arrivasse la promozione servirà la forza economica per mantenere la categoria visto che nel massimo campionato i costi raddoppiano".