(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)
(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

Tanto a puntare gli occhi sulle riserve, sulle dichiarazioni di insoddisfazione da parte dell’allenatore, dalla prudenza sulle voci di mercato da parte della dirigenza, e poi la prima sconfitta casalinga della stagione arriva perché a fare il passo indietro è stato più o meno tutto il quintetto, tolto forse un lampo di Bolpin nel secondo tempo. E quello che succede in una domenica iniziata in modo scialbo (pronti via, 4-10), e che pareva essere stata recuperata, come millantamila altre volte al Paladozza, con una frustata nel terzo quarto. Figlia di Panni e Conti, oltre che di Morgillo, più che dei rispettivi padroni delle posizioni. Poi, al rientro dei titolari, Verona ha ripreso il comando e non lo ha più lasciato. Un passaggio a vuoto, una inversione di tendenza, una prova di stanchezza, vedremo cosa sarà. A fine gara Caja lamenta un calo di qualità degli allenamenti da parte di chi non era pronto, e lo sa bene. Certo, c’erano conseguenze di febbri e non solo, ma da qui a giocare con la poca grinta di ieri – citofonare palle vaganti, classico segnale – è lunga.


Così, il girone d’andata si chiude con una sconfitta, ma con un 9-2 su cui tutti avrebbero messo la firma con il sangue, a fine agosto. E allora sarà da capire, nelle prossime settimane, quale sarà la direzione che prenderà questa Fortitudo, ben conscia che una giornata storta può succedere e che tutto sommato nemmeno il pubblico, ieri, è parso particolarmente impressionato dallo spettacolo anomalo. Poi si dovrà capire il perché della flessione degli americani, in particolare di Ogden. Ma, per adesso, il bicchiere non può che essere visto come mezzo, anzi per tre quarti, pieno.

 

 

Just like heaven – Panni non sarà Stockton, ma quando si mette in testa di volerla girare, con le sue triple quasi da sdraiato, la gira. E poi, il plauso per i tanto vituperati cambi, che forse per un attimo metteranno a tacere le tante voci, spesso caricate a pallettoni, di mercato. Conti può giocare, Sergio si sbatte, e Morgillo se regge la gestione falli, almeno dietro, si fa sentire. L’avevano girata loro.

 

Disintegration – 5/24 al tiro nelle ultime due gare per Ogden, mentre Freeman è sembrato spaesato nel dover prendere posizione contro gente più robusta. Ma il tutto è partito da una giornata non positiva di Fantinelli, fin dalle prime battute. E se cicca la regia, anche il cast gli va a ruota.

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