Presentazione sia delle maglie per la stagione 2026-27 che dell'iniziativa del ritiro canotta numero 5 di Gianluca Basile, le parole degli intervenuti.

Guerri - “Ringraziamo Macron per l'ospitalità, una fantastica struttura e noi siamo contenti di ciò che stiamo costruendo con loro. La squadra? Siamo molto contenti di come sta andando, e di come si sia trovata una integrazione tra giocatori, staff tecnico e staff dirigenziale. La Fortitudo è un sentimento che passa dalla Fossa dei Leoni e arriva in campo”

Cavina - “Ricordo molto bene quello che è stato Gianluca Basile come giocatore. Conosco la sua leadership silenziosa e come sapesse fare le cose che servivano per vincere. Quel giorno sarei dovuto essere a Milano ma poi non andai, ma ricordo che il passaggio per il canestro di Ruben Douglas lo ha fatto lui. E' stato un giocatore che ha dato l'esempio a tutti i fortitudini, e resterà una figura importantissima per tutto il basket italiano”

Basile - “Io non rispondo mai a numeri che non conosco, ma quando ho ricevuto la chiamata di questa iniziativa della maglia ho subito risposto ‘ovvio’. Io sono nato con l'idea che la Fortitudo fosse associata a figura di Carlton Myers, quello che aveva fatto e la sofferenza che ha avuto questo ragazzo. Io sono arrivato nel 1999, dopo quello che era successo con Danilovic: si può non piacere a tutti, ma lui ha dato tantissimo e su questo non ho dubbi. Mi fa piacere questo riconoscimento, è un ciclo che si chiude: avrei potuto fare di meglio in carriera, si poteva vincere di più ma ci accontentiamo, perchè ho sempre dato il massimo. Farà un certo effetto vedere la mia maglia lassù assieme a quella di Ruben che è sempre nei miei pensieri, così come quella di Schull, perchè quando si fa sport non si muore mai, il ricordo rimane sempre vivo ed è grazie a questi personaggi che andiamo avanti. Di solito queste sono americanate, ma mi fa bene essere riconosciuto dalle future generazioni. Il futuro? Ci vuole rispetto per i ruoli, ho fatto per 21 anni il giocatore professionista e ho dato tutto allenandomi tanto. Ho rispetto per tutti i ruoli, per fare il coach ci vuole una vocazione. Bisogna essere forti mentalmente. Non sarei capace di fare il dirigente o il coach, la vivrei male. Sto a casa mia con i miei ulivi e i miei cani e vivo bene”

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