Anno zero secondo atto, allora. Ci si arriva dopo il passo falso dello scorso anno, evidentemente prevedibile da quanto ci ha raccontato Luca Dalmonte: proprietà troppo incline ad ascoltare capricci sparsi, agenti esterni vari ed eventuali, e risultati figli di un clima dove, a quanto pare, non era importante vincere quanto portare avanti politiche interne. Anno perso, allora, e si ri-riparta. Con l'entusiasmo (non una sorpresa, per chi vive a queste latitudini) di aver scollinato quota 4000 negli abbonamenti e la voglia di fare bene. E con il rischio che la squadra possa non essere all'altezza delle tante, troppe aspettative: il tempo dei c'è chi vuole avere, a noi interessa essere è lontano, e ci sarà da capire come allineare un pubblico da altra serie A con una realtà agonistica che, come detto da Attilio Caja, sarà normale che prenda qualche sberla. Non ci sono più le indulgenze di una volta.

Le fortune della stagione passeranno dalla chimica, facile a dirsi, e su come verranno assorbite le sconfitte che per tua natura normalmente attirerai, dato che non si farà il 95% di vittorie. Dalla crescita della panchina, dove il trio Bolpin-Conti-Morgillo potrà essere croce e delizia. Dalla convivenza tra Aradori e Ogden, che non è un errore di stampa ma il rilevare che al lungo piace spaziare lontano dall'area, laddove negli ultimi anni per gli stranieri ci sono state solo tagliole e sofferenze. Dal capire come attivare al meglio l'atipico Freeman. Dalla gestione di Fantinelli, altro giocatore con pregi e difetti che, se non ben evidenziati i primi e limati i secondi, rischia di essere il classico bello e impossibile di questa categoria. Ma, soprattutto, dall'armonia al di fuori del campo: che Caja venga ascoltato dalla dirigenza in caso di bisogno, che si stia attenti a spifferi e a falsi amici, che si pensi al bene della Fortitudo prima di qualsiasi altra cosa. Altrimenti, la discontinuità resterà solo una promessa elettorale.

Chiusi San Giobbe, quindi. Poco da dire, per una squadra che l'anno scorso fece benino conquistando la salvezza e che, per forza di cosa, in questa stagione cercherà di stare allo stesso livello. Molta curiosità per il bolognese Stefanini, di fatto alla prima esperienza completa italiana dopo gli anni oltreoceano: per l'esterno ci sono stati 22,5 punti di media nelle due uscite di Chiusi in Supercoppa, dove i toscani hanno vinto con Rimini e perso con Forlì. Già noto Dellosto, alla ricerca di un posto da titolare dopo anni di panchina sparse tra A1 e A2, gli americani sono l'esterno Tilghman e l'ala Spear, quest'ultimo fermo per una botta alla coscia nelle precedenti uscite. Lo scorso anno i lunghi Bozzetto e Possamai diedero fastidio al reparto interno Fortitudo, chissà se stavolta le cose cambieranno. Allena Giovanni Battista Bassi.

Ah, Chiusi ha da poco stretto un accordo di collaborazione con una società giovanile di Orvieto, denominata Arrapaho. Con questo nome, lo scrivente ne diventerà subito il primo tifoso, senza se e senza ma.

Si gioca domenica, ore 18, diretta LNP Pass e Radio Nettuno Bologna Uno.

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