(Foto Mauro Donati)
(Foto Mauro Donati)

Cos'è quella roba che si dice sempre, l'attacco fa vendere biglietti ma è la difesa a vincere le partite? No, a volte la difesa riesce a fare questo e quello, perchè ieri non è stata solo la ragione dell'incredibile rush finale (21-3 negli ultimi 12'), ma anche motivo per spellarsi le mani dagli applausi e, se vogliamo, dare quello spettacolo che a volte serve - ma qui non è necessario - per invogliare i viandanti dubbiosi. E' così che la Fortitudo esce da una gara durissima contro Rieti: ben preparata dai sabini, capaci di imbrigliare un po' tutti i giocatori bolognesi in trame che rendevano difficili anche le cose facili (Bologna, specie nel primo tempo, è stata costretta a preferire difficili imprese da 3 quando invece il diverso centimetraggio avrebbe consigliato uno spasmodico ricercar soluzioni in area). Poi, è diventata una partita da playoff, quelle dove tutto è lecito, specie quando gli arbitri non sanno che metro tenere, e l'ultimo quarto è diventato una meravigliosa sinfonia. Con Rieti tenuta a 3 soli punti, 1/9 al tiro e 7 perse. Meglio di così…

Altra gara di playoff, quindi, tenendo gli avvversari a punteggi bassi bassi: merito del gruppo, come si suol dire, ma anche della crescita di un po' tutti gli effettivi. Perchè ieri Conti ha dovuto prendere il posto di un Aradori non ispirato e falloso mettendola più sulla quantità che non sulla qualità, perchè Morgillo non si sarebbe fatto spostare nemmeno da una rivolta di camionisti imbizzarriti, perchè Sergio era in campo nel momento del bisogno. E allora, in una serie dove - banale ma è sempre così - sarà necessario centellinare ogni respiro da parte di tutti, il segnale è stato mandato. La Fortitudo di oggi è davvero granitica.

Just like heaven - Il Bolpin dei primi 30' era stato di quelli da chiedersi, come si suol dire, se avesse mandato al Paladozza il fratello magari laureato in fisica ma che di basket manco il videogioco aveva mai visto. Poi, ha demolito Rieti sia davanti che dietro. La pazienza di Fantinelli, i cambi. Ah, e buon compleanno al coach.

Disintegration - Svagato Ogden, falloso Aradori. Ma con due titolari non in giornata, mesi fa, questa partita la si sarebbe persa. Infine, come detto, l'arbitraggio: non è sempre detto che se si lamentano tutti è segnale di obiettività. A volte può anche voler dire, semplicemente, che se ne è azzeccate davvero poche. Ah, e qualche escandescenza comportamentale di tifosi, non legati alla Fossa, per intenderci.

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