Mastellari, "Il mondo Fortitudo è indescrivibile, un privilegio che spinge a dare di più"

Martino Mastellari è stato sentito da Filippo Mazzoni per il Carlino Bologna. Un estratto dell'intervista.
"Il ritorno a Bologna? Non me lo aspettavo, è successo tutto in tempi brevissimi. Con Cividale le cose non andavano benissimo ma pensavo di rimanere fino a fine stagione, poi nel giro di 3-4 giorni è successo tutto. E’ un treno che quando passa devi prenderlo al volo, per Bologna, per la Effe, ma anche a livello personale. Ho sempre voluto fare uno step in più andando in una piazza dove c’è pressione, dove si vuol vincere. Spero sia l’apertura di un nuovo percorso. Sono qui per far bene, vogliamo vincere e sono qui per dare una mano. A livello personale è un nuovo inizio; sono qui per fare il salto di qualità, con la ciliegina sulla torta di essere a casa mia.
Obiettivo A? Tutto può succedere, c’è grandissimo equilibrio. Pensavo che Pesaro battendo Verona avesse la promozione diretta in tasca invece è ancora tutto in ballo. Noi questo turno riposiamo poi andremo a Forlì per una partita sempre sentita e insidiosa. Affrontiamo una squadra che gioca a mente libera mentre tu ha tutto da rimetterci, dobbiamo scendere in campo con la testa giusta fin da subito. Noi abbiamo tutto per arrivare fino in fondo. Vincere il campionato il 26 aprile a Forlì sarebbe una chicca, farlo ai playoff sarebbe il coronamento di percorso di impegno e sacrificio, voluto fortemente, cercato e ottenuto.
Caja? Si aspetta che faccia canestri difficili, con l’infortunio di imbrò sono qui per questo. Tiri importanti e poi difendere forte. Posso farlo, tirate è parte più bella del gioco, difendere ho nel mio bagaglio le qualità giuste.
La Fortitudo? Non ci sono parole per descrivere il Mondo della Effe. Sono cresciuto qui, ancora sto realizzando di esserci tornato. In generale a Bologna c’è tanta passione, c’è qualcosa di “magico” intorno al basket che rende tutto più bello e che mi da quell’energia per fare qualcosa in più. In tribuna a tifare, ci sono amici, ragazzi con i quali ho condiviso tutto il percorso giovanili dai 5 ai 17 anni, questo da un lato mi fa sentire un privilegiato, dall’altro mi spinge a dare ancora di più”.
