(Foto Mauro Donati)
(Foto Mauro Donati)

VOLETE CONTINUARE A ESSERE LEONI?

Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi. Non per protesta o per fare rumore, ma per capire se esistono ancora le condizioni per continuare a essere ciò che siamo sempre stati.

Per la Fossa dei Leoni quel momento è arrivato.

Da oltre cinquant'anni rappresentiamo un'idea di Fortitudo fatta di appartenenza, sacrificio, trasferte, passione e identità. La curva, per noi, non è mai stata soltanto un settore del Palazzo: è casa.

Negli anni Ottanta Maurizio Gentilomi la definì "l'arena della Fossa". Un'arena e i suoi Leoni.

Oggi ci troviamo a porci una domanda che non avremmo mai immaginato di dover fare:

ha ancora senso continuare a fare i Leoni in un'arena che sembra non riconoscerli più?

Essere ultras nel 2026 significa convivere con divieti, restrizioni e controlli sempre più invasivi. Ogni anno vengono ridotti gli spazi per vivere liberamente la nostra passione. Ma quando alle difficoltà esterne si aggiunge la sensazione di non essere più riconosciuti nemmeno all'interno della propria casa, tutto diventa più difficile.

Negli ultimi tempi la tensione in curva è stata evidente. I ragazzi della Fossa si sono trovati a dover difendere un ruolo ed uno spazio che, per oltre cinquant'anni, è stato riconosciuto da tutti come riferimento unico del tifo organizzato.

Oggi questo ruolo e questo spazio, sono messi in discussione.

Nel frattempo è nata una nuova realtà. Ognuno è libero di seguire la strada che ritiene più giusta. Allo stesso modo, noi siamo liberi di ribadire che l'unità della curva rappresenta un valore fondamentale e non negoziabile.

Ciò che oggi facciamo fatica a comprendere è l'atteggiamento della società. Abbiamo la percezione che a questa nuova realtà vengano riconosciuti spazi e considerazione, mentre alla Fossa venga progressivamente chiesto di considerarsi una semplice componente del pubblico fortitudino.

Una sensazione rafforzata da una frase pronunciata dal Presidente durante un incontro:

"Siete 200/300 persone, una percentuale minima del Paladozza!!", minimizzandoci ad un semplice "4% del bilancio"

Se questo è il nostro peso specifico, chiediamo semplicemente che venga detto con chiarezza. Dopo oltre mezzo secolo siamo diventati soltanto una parte del pubblico? Duecento o trecento clienti tra migliaia di altri?

Perché la Fossa non è mai stata importante per i numeri. È stata importante per ciò che rappresentava.

Quando era facile esserci, c'era.

Quando era difficile esserci, c'era ancora.

Quando c'erano sacrifici da affrontare, la Fossa era presente.

Se oggi esiste ancora la Fortitudo che conosciamo è anche perché quei Leoni non hanno mai smesso di esserci. Quei Leoni l'hanno fatta rinascere e hanno fatto si che non scomparisse per sempre.

Ci pare corretto ricordarvelo: questa Fortitudo che tutti oggi tifiamo esiste unicamente grazie all'affiliazione del 26 febbraio 2013 effettuata proprio dalla Fossa dei Leoni dopo il fallimento.

Questa storia non si misura con le percentuali, con i seggiolini occupati o con il numero di biglietti venduti. Si misura con il valore che quei Leoni hanno avuto per la Fortitudo.

Nel corso degli anni presidenti, dirigenti, allenatori e giocatori hanno discusso con noi, si sono confrontati con noi e, a volte, si sono anche scontrati con noi.

Ma hanno sempre riconosciuto ciò che Fossa rappresentava. Oggi non sappiamo più se sia ancora così.

Un tempo, anche nelle situazioni più delicate, ci si confrontava direttamente, con franchezza e rispetto, senza ricorrere a modalità che rischiano di svilire il valore del dialogo.

In questo contesto si inseriscono alcuni recenti episodi sui social, con inevitabili ripercussioni sulla percezione della sua storia e stato sua immagine.

Non è nostra intenzione alimentare polemiche né attribuire responsabilità, ma riteniamo doveroso esprimere il nostro rammarico per modalità che lasciano poco spazio a un confronto leale e diretto. I tempi e gli strumenti di comunicazione cambiano, ma resta difficile accettare che possano prevalere atteggiaempi che rischiano di compromettere il valore di una storia e di un percorso costruiti in oltre cinquant'anni

A questo punto la domanda diventa inevitabile: questa arena vuole ancora i suoi Leoni?

Forse l'ambiente Fortitudo immagina un tifo diverso. Più moderno. Più frammentato. Più facilmente gestibile.

Può essere. Se è così, è giusto dirselo con chiarezza.

Noi non pretendiamo di stabilire cosa debba essere la Fortitudo del futuro. Sarà l'intero ambiente a scegliere la strada....

E noi, di conseguenza, sceglieremo la nostra. Per questo oggi la Fossa si ferma. Non una partita. Non una giornata senza tifo. Non un gesto simbolico.

Ci fermiamo finché non capiremo se esistono ancora le condizioni per essere la Fossa dei Leoni dentro casa nostra. Non è una minaccia. Non è un ultimatum. Non chiediamo privilegi né favori.

Chiediamo una sola cosa: capire se la Fortitudo e tutto ciò che la circonda riconosce ancora la Fossa dei Leoni per ciò che rappresenta nella sua storia e nel suo tifo.

Se la risposta sarà si, dovranno essere i fatti a dimostrarlo.

Se la risposta sarà no, ne prenderemo atto.

Per quanto doloroso, abbiamo il dovere di rispettare la storia costruita da chi ci ha preceduto. Perché è meglio fermarsi che trasformare lentamente la Fossa in qualcosa che non è.

Noi non vogliamo diventare spettatori.

Non vogliamo diventare clienti.

Non vogliamo essere una percentuale.

La Fossa è appartenenza.

La Fossa è identità.

La Fossa è una voce.

La Fossa è una storia.

E quella storia non si cancella, non si ridimensiona e non si riscrive.

La Fossa può fermarsi.

La sua storia no.

VOLETE CONTINUARE A ESSERE LEONI?

Perché un Palazzo può essere pieno anche senza di noi.

 

 

Halftime: Umana Reyer Venezia - Virtus Costa Bologna 51-45