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(foto Valentino Orsini)
(foto Valentino Orsini)

Ettore Messina, al Federico Buffa Talks, ha parlato delle sue dimissioni da coach di Milano.  Un estratto delle sue parole, su RealOlimpiaMilano la trascrizione completa.

Mi è venuta l’ansia di andare in campo, e di non riuscire a vedere quello che volevo vedere, e soprattutto di prendere anche qualche insulto. E’ quello che poi accade in un palazzo dello sport, ci sta, anche se non dovrebbe essere così». «A quel punto lì mi sono messo nei panni del giocatore che assiste a questo pollice su, pollice giù. E anche se non sono mai stato un giocatore, credo che questo non aiuti sia il giocatore che la squadra. Quindi non è una scelta eroica, è una scelta necessaria. Vittima degli insulti social? Se ci tieni non puoi fregartene. Devi avere un livello di certezza nei tuoi mezzi che ti permette di dire: “vabbè, quelli che criticano, o quelli mi mandano le mail anonime di insulti, non hanno diritto di esistere nella mia testa. Puoi anche non andare su Instagram, su TikTok… Però poi c’è l’amico che, in assoluta buona fede, ti dice: “Caspita, ho letto quello che han detto, ma io sono con te.” Involontariamente, ti ha già fatto star male. Il rumore non lo puoi nascondere, il rumore c’è. Non sono riuscito a rimanerne fuori, che è ovvio che sia un sintomo di debolezza, però non sono riuscito a rimanerne fuori. Perché sennò alla fine, per come la vedo io, diventi come quello che sta andando contromano e dice: “Guarda tutti ‘sti scemi che vanno nella direzione sbagliata!”. Se devi convivere con questo tipo di valutazione di quello che è il tuo lavoro, il tuo modo di essere, il tuo modo di reagire, ci sono dei momenti in cui lo fai con grande convinzione, è il momento in cui questa convinzione non ce l’hai. 

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