Balenata sui giornali stamattina, la possibilità di una traslazione fortitudina alla Unipol Arena, e subito causa di una inondazione, unanime, di no alla proposta. Non sembra contento il popolo biancoblu, eufemisticamente parlando, di quanto uscito oggi sui quotidiani: Paladozza in via di estinzione, nuova casa in divenire e, nel frattempo, Casalecchio.

In un palasport che da 25 anni è croce e delizia del mondo cestofilo, sia F che V. Non dimenticando come all'inizio fu proprio la Fortitudo la prima a spostarcisi, raccontando del nuovo che avanza e che deve ampliarsi in contrasto con la vetusta e immodificabile V nera. E che poi è diventata simbolo virtussino, se non altro per la proprietà che era la stessa della società bianconera, con annessi e connessi: difficile, infatti, non pensare che il ritorno della società V al Paladozza non sia stato anche un modo per emanciparsi da Claudio Sabatini, diventato nel corso degli anni motivo di troppa discordia interna, volenti e nolenti.

Ma la Fortitudo di nuovo a Casalecchio? Misteriosa scelta, se non altro ricordando il ventennale mantra del Paladozza tempio Fortitudo dei tifosi: ora le cose sono cambiate, il presidente Pavani ha spesso fatto notare come la convivenza, anche solo l'avere sul proprio seggiolino un virtussino nelle gare interne altrui, non sia cosa buona. Difficile però capire se la gente la pensi allo stesso modo, e nel nasare le sensazioni paladozziane durante il campionato non è sembrato che l'alternanza sia stata un problema. Magari nelle piccole cose (le foto dei giocatori, uno biancoblu e uno bianconero, occultate a volte sì e a volte no), ma non certo altro. E non sembra neppure che ci sia, per ora, una esigenza di spostarsi per ragioni di spazio: sarà il derby con Cento motivo di affluenze bibliche, quando anche nei playoff, a dover riacquistare biglietti non in abbonamento, qualche centinaio di spettatori è rimasta a casa?

Casalecchio non è luogo da basket, al netto dell'impossibile paragone con Azzarita. Lo diceva lo stesso Sabatini, raccontando come per colpa dello sport perdesse concerti e altre più succose fonti di introito. Non lo fu nemmeno per l'ultima Virtus di fuori porta, costretta a spostamenti di date o veri e propri traslochi per via di precedenti occupazioni dello stabile. Non lo è per gli addetti ai lavori, a causa di spazi stampa sempre più sacrificati, anche se questo alla gente interessa, giustamente, meno di zero. Vero che in guerra e negli affari tutto e possibile, ed è vero anche che ci si metterebbe un attimo a ricolorare di biancoblu seggiolini che bianconeri divennero in onore di chi lì ci ha giocato. E anche che poi, forse chissà, al pubblico Fortitudo basterebbe una squadra vincente e appassionante, al netto del luogo ove sudare, in campo e fuori. Ma, forse, se ora il 99% della gente dice di no, un motivo ci sarà. Senza per forza derubricarlo al da quello di Cadriano non ci vogliamo andare, nemmeno i virtussini lo hanno voluto più.

2 APRILE, IL GIORNO DELLA FORTITUDO VITTORIOSA A REGGIO EMILIA E DI TEO ALIBEGOVIC
BIGNAMI CASTELMAGGIORE - UPEA CAPO D'ORLANDO 93-91