Caja, "La Fossa ci è sempre stata vicina per fare il bene della Fortitudo, altri hanno destabilizzato andando in altre direzioni"

Attilio Caja è stato ospite di C'era una volta il Made in Bo su Canale 88.
Hai avuto Oscar al suo ultimo anno in A2. “Lo avevano mandato via da Caserta e non ci era rimasto molto bene. Facemmo la A2 e vincemmo il campionato, in A1 fa un buon livello ma retrocediamo. Poi, al mio primo anno da capo allenatore, mi ha aiutato tantissimo: squadra giovane, tanti ragazzi del vivaio, lui e Bob Thornton diedero una grande mentalità e chiudemmo al quinto posto. A volte gli dicevo di passarla se erano in tre a marcarlo, ma rispondeva che vedeva il canestro come una vasca… Grande spirito, tirava, tirava, il concetto della ripetizione del gesto. Nel basket tante cose sono sempre uguali, e se tu riesci in allenamento ad ottenere la perfezione, poi, in partita ne hai vantaggio. Io dico solo che lo sport è intelligenza, è come un negozio in cui devi prima di tutto valorizzare quello che metti in vetrina"
Hai vinto il premio miglior allenatore di A1 nel 1996 e nel 2018. Come si riesce a restare sempre così energici? “L'energia è l'aspetto fondamentale. Dan Peterson e Arrigo Sacchi hanno smesso di allenare perchè non avevano più energia, e la squadra in campo capisce se dietro, a bordo campo, non ce n'è. Io dico sempre ai dirigenti, perchè fate scouting sui giocatori, li andate a vedere, mentre per gli allenatori non lo fate? In campo, di solito, il primo tempo è figlio del lavoro in settimana, poi diventa adeguarsi alle situazioni”
Spesso gli allenatori vengono criticati perchè ‘dimenticano’ dei giocatori. “Nella politica non perde mai nessuno, nello sport ci sono i risultati. Si lavora in settimana, poi se perdi ci sta che tu ti chieda se potevi fare meglio, ma se vinci, allora, non ci rompete le scatole. Quando preparo le partite, spesso mi ricordo che affrontavo Ginobili, Danilovic, Myers, Williams, Rebraca, Naumoski, e ora devo prepararmi per ore contro avversari di altra caratura. Ma devono essere sempre rispettati, che siano ‘pippe’ lo vedi dopo…"
La piazza ti è sempre stata vicina.“Il pubblico ci è sempre stato vicino, la Fossa ha fatto di tutto per smorzare i problemi e a buttare acqua sul fuoco. Tanta positività quando altri destabilizzavano e gridavano ‘dite quello che sta succedendo'. Questi sono i fatti, tanti hanno fatto il bene della Fortitudo, altri sono andati in altra direzione giocando la propria partita”
Nel calcio c'è la brutta abitudine di andare sotto la curva a scusarsi dopo una sconfitta e prendere insulti. “Nel basket ci possono essere reazioni diverse, e le società forse non sono così permissive se non quando dietro magari ci sono altre cose”
L'infortunio che quest'anno ha pesato di più? “Imbrò il 28 marzo, quando eravamo in un buon momento e venivamo da tre vittorie consecutive. Veniva da un canestro decisivo contro Pesaro e si è fatto male. O Moore in gara uno contro Avellino. Fossimo arrivati nei playoff con loro sani, forse non saremmo arrivati a gara 5 nei quarti. Aggiungiamo l'infortunio a Della Rosa che ancora non riesce a camminare, che ha preso un colpo strano, laterale”
A volte però con rose asciutte ci sono idee più chiare. “Dan Peterson diceva che ero il migliore allenatore da chiamare in corsa, perchè in certe situazioni si deve pensare poco: mentre il medico pensa, il paziente muore. In questi casi io cerco di ridurre le situazioni: più responsabili, meno responsabilità. Meno responsabili, più responsabilità e nessuno che si tira indietro”
Magari l'anno prossimo ci batti in finale… “Speriamo di no”
I giocatori che in questi tre anni hanno fatto i migliori miglioramenti? “Sorokas, per cui già molti allenatori mi hanno chiesto informazioni. Sarto ha fatto gare di livello, manca continuità ma quella arriverà. Anumba ha fatto un passaggio di stagione inimmaginabile visto l'inizio, Della Rosa ha fatto gare con grande energia specie quando mancava l'americano. Tanta energia, e quando faceva degli 1/9 non è stato per colpa sua ma della situazione. Di Imbrò ci resta il rammarico: guardiamo l'ultima partita, era fermo ma ha dovuto recuperare perchè Fantinelli non ha voluto giocare”
La subcultura dice che ad andarci vicino, a vincere, non si porta a casa niente."C'è un massimo assoluto ma anche un massimo relativo. A vincere ce n'è solo uno. Io non capisco niente di vini, e se devo andare da un amico vado in una enoteca a chiedere il vino migliore. Ecco, nel calcio, così si vince facile, ma c'è un vino molto più buono che può costare un quarto. Questo è il rapporto: solo se vinci sei bravo"
Come si gestiscono le critiche? “Vado avanti per la mia strada, se perdo lo faccio con le mie mani. Se le cose non vanno bene le società ti mandano via, ma pensa se questo succede quando magari segui le idee degli altri… Nessuno gioca per perdere, ma se fuori c'è gente così brava perchè non viene a fare l'allenatore? L'allenatore lo valuti nel suo percorso medio, nei tuffi o nella ginnastica si eliminano i voti migliori e peggiori, e questo vale anche per l'allenatore, che è nel mezzo di questi giudizi. Non serve essere scienziati che magari una volta ti può andare bene vincendo la lotteria, ma non sempre capita”
Per la promozione? “Rimini ha più qualità, Verona è più solida. Come piazze, non vedo grandi differenze”
I saluti finali? “Tre anni bellissimi, poi i commenti positivi fanno capire che c'è un mondo diverso rispetto a quello che certe persone volevano far sembrare”
Lo scudetto? “Visti i primi turni, penso che Milano abbia più chances”
Il prossimo anno di Caja? “Tutto è possibile. Non ho ansia, c'è stato qualche contatto e ringrazio chi potrà darmi una possibilità”
Il miglior ricordo? “Si è parlato tanto di Verona, ma gara 4 contro Trapani mi ha fatto vivere un affetto che mi ha fatto commuovere. E io ho pensato che 63 anni, avendole viste tutte, mi stavo commuovendo… Quest'anno, con tutti questi veleni emersi, non me la sono potuta gustare fino in fondo. Tanti veleni, tanto fuoco amico”
