(Foto Mauro Donati)
(Foto Mauro Donati)

Valerio Mazzola è stato ospite di Sport Club su E-Tv.

Tu puoi spendere solo belle parole sul tifo Fortitudo. “Da giocatore vedere la Fossa che non canta è una mancanza. Non conosco le dinamiche, penso sia giusto che loro mettano le loro cose davanti al resto, ma spero possano tornare a sostenerci il prima possibile”

Cosa diresti ai tifosi? Un appello nel tuo ruolo di giocatore. “Risolvete i problemi fuori, perchè all'interno del palasport abbiamo bisogno che tutti remino nella stessa direzione. Non è giusto toglierci il privilegio di quel ‘plus' che offrono: giusto si prendano il loro tempo, ma c'è un campionato da giocare e abbiamo bisogno di tutti, indistintamente”

Fisicamente come ti senti? “I problemi al ginocchio sono passati, posso lavorare tanto senza che si gonfi e questo mi rende entusiasta. Ho avuto giorni con febbre e problemi intestinali, ho perso 4 chili la settimana scorsa e tornare ad allenarsi è stato faticoso, questo ha portato al poco minutaggio di domenica. Una sfiga dietro l'altra, ci vuole tempo, ma ho spirito positivo e mi piace lavorare. I miei compagni sono con me, il campionato è una maratona, io ci sono sempre e il mio ruolo è anche questo”

La squadra di quest'anno è più completa rispetto all'anno scorso? “Direi di sì, anche perchè ci sono io… forse manca una testa calda, siamo tutti bravi ragazzi, ma scherzi a parte siamo completi, tanti giocatori possono occupare vari ruoli, possiamo toglierci soddisfazioni”

A parte l'allenatore, chi era la testa calda dell'anno scorso? “Recalcati diceva che una testa calda, uno slavo o un croato, in squadra serve sempre. Specie nei momenti importanti”

Caja che lascia fuori te e Fantinelli dallo spogliatoio? “Non sta nè in cielo nè in terra, non so come abbia fatto a mantenere la calma: non ce l'aveva direttamente con me ma con il Capitano che aveva mal di schiena. Io mi tolgo dalla situazione, ero meno importante per la squadra, ma lasciare fuori il Capitano dallo spogliatoio, in qualsiasi altra squadra, sarebbe finita con le mani addosso. Per fortuna è acqua passata e lui non è più l'allenatore della squadra. Io faticavo ad allenarmi, sono state situazioni scomode che mi hanno messo di cattivo umore”

Si è arrivati davvero alle mani? “No, noi abbiamo chiesto di entrare, ci è stato detto di no, e siamo andati via. Poi a fine anno con Caja ci siamo salutati, ma ognuno fa le sue scelte"

Però come allenatore è bravo. “Ci sta, perchè è uno che sa mettere in campo il suo credo”

Quest'anno che squadra siete? “Un americano che capisce bene il gioco e magari è meno realizzatore, ci dà struttura, si prende le sue responsabilità. Poi abbiamo tutti un anno di esperienza in più, siamo tutti più bravi”

Vi aspettavate il 4 su 4? “Sì e no. Quando inizi ci sono tante cose da mettere a posto, anche ambientarsi nel palasport nuovo, qualcosa che può mettere ansia. Però le vittorie ci stanno, siamo cresciuti di partita in partita e non vedo l'ora di giocare su un campo difficilissimo come quello di Livorno. Dovremo essere perfetti, ma vincere sarebbe tanto”

Da Caja a Cavina cosa cambia? “Arrivavamo tutti da una situazione molto difficile, ma voglio dare merito a Cavina: se con quello di prima non ci trovavamo bene, Demis è molto presente, ci fa allenare nel giusto modo, ha una attitudine sempre positiva verso tutto il gruppo, per me è il valore aggiunto in più e anche per questo penso che la squadra sia più forte. Le cose stanno andando bene, ci saranno magari momenti meno buoni ma questa partenza è già qualcosa di importante”

La gente Virtus colpevolizzò te, Fontecchio e Vitali per la retrocessione. Cosa capitò? “Una serie di scelte difficili della società. Roster completamente sbagliato, crisi societario, poi siamo retrocessi con un punteggio altissimo per il rotto della cuffia. Un anno molto difficile, me lo porto dietro con dispiacere”

Però per un fortitudino è un bella notizia. “Dicono che sono il loro idolo appunto per questo”

Ora Ronci però fa grandi miracoli! “Sorpresissimo da questa Virtus, che gioca un basket veloce e ottiene risultati. Non ci avrei giocato un euro, specie per le gare di Eurolega, ma questo fa bene a Bologna e a tutto il movimento”

Il livello attuale della A2? “Leggermente più elevato. Avellino ha fatto una grande crescita, poi ci sono le solite, compresa Livorno. Le prime 8 sono di gran livello, poi anche vincere a Caserta è difficile anche se non hanno un roster elevato: tra chi si è rinforzato e chi ha dei campi casalinghi che sembrano fortini. è un campionato difficile”

Un giocatore Virtus che cambierebbe gli equilibri in Fortitudo? “Sono due livelli completamente diversi, qualsiasi americano loro da noi ci starebbe benissimo. Tra gli italiani direi Ferrari, anche se siamo già in tanti nel ruolo di lungo”

Prenderesti un Carr o un Diarra? “Entrambi, sono di livello talmente alto che sposterebbero a mani basse”

Questa Virtus può arrivare ai playin di Eurolega? “E' tosta. Correndo e saltando così non so quanto potranno durare pur essendo grandi atleti, ma come roster ora direi di no”

Tra tutti i tuoi ex compagni, chi ti porteresti in Fortitudo? “Non saprei. Anche in questo caso siamo a livelli molto diversi”

Si capiva che Fontecchio potesse fare la carriera che ha fatto? “Magari non si pensava all'NBA, ma si vedeva che aveva un potenziale non espresso. Ma penso anche ad uno come Melli, che è diventato un pilastro dell'Eurolega. Sono giocatori che hanno trovato la possibilità di crescere all'estero”

Il tuo infortunio al ginocchio, lo scorso anno, non sembrava dovesse avere tempi di recupero così lunghi. “Sono entrato in sala operatoria che dovevo fare una operazione e me ne hanno fatto poi un'altra per problemi di cartilagine, dilatanto i tempi di recupero. Le stampelle non più un mese ma tre mesi, e questo mi ha portato a stare fuori tutta la stagione. Ho cercato di non andare sotto i ferri, staccandomi dalla squadra e cercando di recuperare in modo diverso, ma non mi è stata data la possibilità. Mi sono fatto il mazzo, con il senno di poi forse avrei dovuto fare scelte diverse. Ma ora devo ripagare la Fortitudo dell'attesa”

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