(foto LBA)
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Il presidente LBA Maurizio Gherardini è stato ospite di Sport Club su E-Tv.

Siamo partiti con il piede giusto. “C'era attesa, curiosità dopo l'antipasto di Tortona, per squadre e giocatori nuovi. Siamo ancora nella fase iniziale, tutti hanno qualcosa da mettere a posto, ci sono infortunati e assenti ma sarà un campionato equilibrato, cosa che farebbe bene alla crescita di tutto”

A Roma c'è stata una bella risposta di pubblico. “Sorprendente, non si poteva pensare ad avere 6000 paganti all'esordio, un bel segnale. Resta il fatto che abbiamo vissuto una estate di cambiamenti, decisioni e criticità: il modo di vivere lo sport sta cambiando così come sta cambiando il mondo, dobbiamo perseguire certi obiettivi con sempre più maggior forza. La sostenibilità, la solidità, queste sono le cose importanti: sono nate due realtà a Roma e nell'ecosistema che ci circonda può capitare anche altro”

C'era lo spazio per due realtà a Roma in serie A? “Si fa fatica ad impedire ai gruppi di rincorrere i propri sogni. Pana e Olympiacos ad Atene, Stella Rossa e Partizan a Belgrado, due squadre ci sono anche a Istanbul e Tel Aviv. Ora ce ne sono due dove per anni non c'è stato basket di alto livello: noi non sappiamo cosa sarà con NBA Europe, ma sappiamo che due proprietari si sono mossi sapendo di poter essere scelti. Andando avanti in questa stagione avremo altre risposte, comunque Roma è la capitale d'Italia, ha vissuto i tempi del Banco e del Messaggero, e dopo Lottomatica non ha più avuto alto livello. Il segnale di ieri è stato confortante, ma la stagione è ancora lunga, e speriamo di avere altre crescite”

Non si rischia di svalutare il campionato italiano? “E' quasi l'opposto. Alla base di tutto servono squadre e realtà che facciano parte di una lega domestica, e c'è la certezza che non ci saranno mai entità che ne escono per andare altrove. Tutti i progetti studiati, tra NBA e FIBA, parlano di realtà che siano anche interne alle proprie leghe. Non so se tutti gli anni saranno frizzanti come questo, ma l'interesse creato a questa evoluzione si percepisce anche in Lega. Il campionato italiano trarrà beneficio, quando l'estero si stabilizzerà”

Lo scenario più probabile? L'NBA si accorderà l'Eurolega o la comprerà? “Le parti stanno ragionando su vari scenari, la prossima settimana sarà importante per l'Eurolega essendoci l'incontro apicale sul Lago di Como dove si troveranno molti shareholders. Da una parte si vedrà l'offerta l'NBA, dall'altro il progetto già anticipato sui media di un concetto nuovo di franchigia di espansione, partendo da 24 club”

Quale potrebbe essere il migliore? “E' un momento storico per provare a mettere insieme NBA, Eurolega e Fiba. Non avere un accordo, e avere cinque diverse competizioni europee, porterebbe a troppa frammentazione, e si perderebbe l'occasione. Sono discorsi complessi, l'NBA è la lega di maggior successo a livello globale, ma va considerato anche il cammino che l'Eurolega sta facendo da 26 anni, gestito in una realtà come quella europea dove ci sono differenze di leggi, fiscalità, investimenti, tifoserie e interessi. Spero si possa arrivare ad un qualche accordo, i tempi sono rapidi ma meglio aspettare, in questo caso, e prendere la decisione giusta”

Negli USA hanno un approccio diverso al basket, guardando certi panorami a Belgrado o simile. Come si potrebbe trovare un accordo? “Il nostro modo di vivere lo sport è diverso rispetto a quello nordamericano. La passionalità e il rumore potrebbero choccare, ma essere padroni di un club, gestirlo e definirne il futuro, è un ruolo che segue linee diverse e specifiche: il modello americano è stringente quando si parla di sostenibilità, se non c'è ritorno la lega viene stoppata. Noi sappiamo come il nostro modo di fare sport non si preoccupa tanto di questo aspetto, e ciò non va bene: spesso è più importante essere l'uomo che gestisce una piazza piuttosto che avere i conti a posto. E' un approccio culturale diverso, e qui l'NBA potrebbe avere impatto per gestire il prodotto in modo da migliorare i conti”

Ha più bisogno l'NBA dell'Europa, dove ogni partita conta, o il contrario, dove c'è più importanza data ai conti e al marketing? “In Eurolega ogni partita conta, e questo è il segreto del tifo, del pathos e del modo in cui viene visto il prodotto. Non andrebbe snaturato. Ma essere ‘guidati’ dalla lega sportiva che ha più successo al mondo potrebbe essere utile per migliorare ciò che l'Europa sta producendo. Si possono mettere insieme le due visioni, sapendo che io non snaturerei mai il modo in cui le partite, ogni sera, sono importanti”

L'Eurolega ha chiesto tanto alla Virtus. Potrebbe diventare una franchigia? “Sono discorsi prematuri. E' importante che la Virtus abbia dimostrato di essere interessata all'evoluzione dell'Eurolega, e di avere la solidità per poter partecipare al progetto. Ci sono step molto importanti da seguire, ora conta capire se la compagine attuale dei 13 shareholders decideranno di andare verso il modello franchigia e casomai espandersi. Importante che Bologna sia tra le papabili, altre non hanno fatto lo stesso passo. Gli scenari verranno svelati in tempi brevi”

Un parere su Virtus, Fortitudo e Forlì? “Hanno davanti belle sfide, una stagione molto competitiva. Ho visto la Virtus in precampionato e l'ho vista contro il Fenerbahce in coppa, mi ha fatto piacere che siano stati in partita fino alla fine. E ieri ha vinto su un campo importante come quello di Varese. E' una squadra giovane che deve crescere, e non c'è tempo per respirare. Sono stato ospite di un evento a casa mia a Forlì, anche loro avevano paura di iniziare la stagione a Cividale ma hanno vinto in modo inaspettato: squadra molto giovane, potrebbe essere una mina vagante. La Fortitudo credo possa essere una delle serie candidate al passaggio di categoria, ci arriva sempre vicino, non diciamo altro”

  

 

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