Non è un paese per giovani, lo sanno tutti. E allora non c’è nemmeno tanto di che sorprendersi, se la beata anzianità orlandina fa saltare il fattore campo virtussino in una partita completamente sbagliata dalla Virtus. Meritiamo di più, brontola alla fine la curva, al termine di 40’ con percentuali alquanto sbilenche, e con atteggiamenti di chi pare non sembri del tutto calato nella situazione. Manca Ray (e dall’altra parte manca Bowers), e arrivare a 60 diventa roba quasi da sogno mostruosamente proibito: da fuori non la mette nessuno, sotto l’area si intasa fin troppo alla ricerca di spazi che lentamente evaporano, ed ecco spiegato come mai Capo D’Orlando, mettendola sulla tranquillità e sulla maturità, la porta a casa.

Si parte con tre bocce a Pittman e tre falli di Oriakhi, ma anche con le fughe di Ilievski e Jasaitis che permettono a Capo D’Orlando di nasare la testa della partita e far, in un battito di ciglia (prolungato, invero), 20-9. Bologna tituba, sbaglia liberi, sonnecchia dietro, sveste Oxilia di fronte alla linea verde sicula by Basile-Nicevic (un millennio in due), ma al 10’ limita i danni solo al 20-12.

In Virtus manca qualcuno che rompa i giochi, per cui l’unico approdo è andare in cerca di Pittman e aspettare che gli avversari cozzino, prendano fallo – con ampio brontolar di Griccioli – e lucrar liberi. Ma a ricucir lo strappo è anche il rientrare della difesa, che lascia tirare un impreciso Ilievski cercando di chiudere in area. Così, piombati a 16-28, i bolognesi smangiucchiano qualcosina, arrivano a -5, sprecando però tanti di quei possessi, di fronte ad una Capo D’Orlando impolverata, che poi è un attimo a lasciar spazi agli ospiti e farli tornare avanterrimo. Strazio offensivo, nessuno che la mette, e Vujicevic che fa saltare la propria panca gancionando il 38-23 del 20’.

Annegata fino al ventello, cosa può fare la Virtus per girare il trend? Dar palla a Pittman e vedere cosa succede: lo bastonano, lui si arrabbia, sbaglia i liberi, ma anima il 7-0 che porta sul 43-30. C’è vita, si sblocca Vitali, ci prova Fontecchio, ma il possesso del possibile rientro in singola cifra si traforma in un antisportivo missile di Williams con circuiti di liberi Ilievski, rimandando i sogni di gloria. Ciccato poi due volte il gol del -8, 54-43 CDO al 30’.

Però il trend cambia, con Capo D’Orlando che davanti non trova alternative alle forzature di Ilievski e non riesce, dietro, ad arginare la voglia di rivalsa di Williams oltre che del solito Pittman. Si tocca il -4, sembra che tutte le nuvole non possano più annientare il sole, quando il meccanismo si inceppa di nuovo. Mazzola sbaglia tanta di quella roba da far sembrare Egidio Calloni uno strumento di precisione, la mancanza di pericolosità esterna costringe ad intasamenti di area, e Capo D’Orlando scappa di nuovo: Pittman non può seguire Nicevic su mattonelle che gli sono aliene, e il 39enne ex Treviso rimette tanta, troppa roba tra le due squadre. Resta solo lo spazio per minuti finali fin troppo lunghi, e per una facile melina ospite: per la Sicilia, tra stadio e palasport, oggi Bologna è cuccagna.

MATTEIPLAST, SCONFITTA CON LA SPEZIA
PESARO - FORTITUDO SUPERCOPPA 2001, PAGELLE E STATISTICHE