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(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)
(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

Luca Dalmonte è stato ospite di Sport Club su E-Tv.

La Virtus ha assenze importanti. “Sono giocatori differenti ma importanti per l'economia del gioco. Venezia ha fatto una stagione sotto traccia, ma ha le possibilità per mettere in difficoltà la Virtus e non solo. Oggi è una partita chiave per evitare lo 0-2, servirà trovare il gancio mentale di ricordare che la stessa cosa era successa con Trento, ed era riuscita a tornare a Bologna per gara 5. E deve consolidare le sue certezze: Venezia potrebbe essere più rilassata, ma non ci confiderei tanto”

Si dipende troppo da Edwards? “Senza voler dar giudizi, ma la Virtus è dipendente da Edwards da tutto l'anno: bisogna sperare che il giocatore giochi come sa, perchè la struttura della squadra e questa dipendenza sono inequivocabili. Può essere incisivo in certe partite, ma nei playoff deve fare quello per cui è stato firmato senza condizionare però troppo”

Non sarebbe meglio puntare un po' di più su Morgan? O altre soluzioni? “Non conosco le situazioni interne, penso che Morgan possa essere l'alternativa corretta ad Edwards, e che in questo momento giocatori come Hackett devono essere la chiave in campo e fuori per girare la situazione. La Virtus può impattare, poi a Venezia sarà un'altra serie”

Per questa Virtus sarebbe stato meglio avere Ivanovic senza Edwards, o ora Edwards e Jakovljevic? “Meglio con Ivanovic in panchina. Così il segnale, anche per il futuro, sarebbe stato sempre di non cercare alibi perchè la società sarebbe stata sempre dalla parte dell'allenatore. Le società devono dare certezze e sicurezze all'allenatore di oggi, ma anche al prossimo: ogni giocatore che entra in casa Virtus deve ricordare che non può decidere le sorti di chi allena. Non si può dare l'idea di essere nelle mani dei giocatori, e sarà poi a fine stagione che si traggono le conclusioni”

Anche lo scorso anno c'erano infortuni, ma non ci si piangeva così tanto addosso. “Era una squadra più solida e concreta, moralmente in grado di supportare le assenze. Questa è più giovane, i giocatori dell'anno scorso erano più solidi e radicati”

Chi sono i giocatori di talento di questa Virtus? "Edwards è divisivo, ma i tifosi ora non devono schierarsi ma tifare. Il talento in alternativa è Morgan, Alston per la crescita che ha avuto, e gli altri se innescati dai ballhandlers possono essere efficienti. Niang? E' un grande lusso, ma complementare: non si crea un tiro, crea situazioni all'interno di gioco costruito da altri. 

In Fortitudo siamo alla ricostruzione. “Nelle ultime stagioni ha sempre dato il massimo delle proprie possibilità, anche con le difficoltà di quest'anno e l'inquinamento di infortuni e tante altre situazioni. Le avversarie erano più attrezzate, ma penso che l'efficienza recente è inattaccabile. Sarà importante la consapevolezza e la trasparenza di chi governerà: dichiarare quali saranno le potenzialità e i reali obiettivi, senza nascondersi dietro ad esternazioni dopate per la felicità del contorno. Il vero tifoso Fortitudo può accettare ridimensionamenti di obiettivi se accompagnati da trasparenza, consapevolezza e sincerità”

Il tuo ultimo anno In Fortitudo come era andato? “Mi ricollego al concetto precedente. Lì la società preferì seguire i giocatori e fece le sue scelte”

In Fortitudo si parla del ritorno di Aradori, legato al ritorno di Bechi. Tu, Aradori, lo riprenderesti? “Con l'esperienza che ho avuto, io direi di no. Ma visto che l'allenatore non sarò io, Aradori potrebbe essere una risorsa. In un mondo fantascientifico in cui io dovessi tornare ad allenare la Fortitudo, direi di no: ci fosse un Dio del passato, interverrebbe”

Ma tra te e lui cosa era successo? “Nessun episodio in assoluto. Poteva esere una esperienza migliore, ero partito con grandi energie, mi sono preso sempre le mie responsabilità, forse è una relazione nella quale non è scattata la scintilla con lui. Con altri è andata meglio e quindi, forse, le responsabilità sono state mie. Ma ripeto quello che ho detto, a proposito di Ivanovic, sui rapporti con le società”

In quell'anno, con chi non scattò la scintilla? “Ribadisco, tutto è caduto in prescrizione ma mi prendo le mie responsabilità.Con Aradori e Fantinelli non è scattata la scintilla, ed erano i giocatori tecnicamente e moralmente più di impatto della squadra. Io non penso di aver mai fatto il vigliacco additando colpe ad altri: qualcuno che mi vuole bene dice che non avrei dovuto farlo, ma quanti rapporti tra più persone non vanno a buon fine perchè manca la scintilla? Io sono sereno per quello che è successo, chiaro che con loro due è mancato quello che poteva servire per finire la stagione, dove mancava poi poco alla fine. Io credo di essere una persona onesta, e ritengo che oggi Fantinelli sia e sarà una risorsa, e lo sarà anche Aradori se gli si vorrà riconsegnare la maglia Fortitudo”

Ma se tu non li avessi avuti e te li proponessero, li prenderesti? “Quando sono arrivato, l'anno della serie A, c'erano sia io che loro, e mi ritenevo un allenatore fortunato. Quindi li avrei presi. Ma la storia va in altre direzioni”

In quel periodo la società ti difese? “Assolutamente no, ma poi la società, rappresentata da?… Fatemi i nomi dei manager di quella stagione"

Pavani? “No, ma siete dei paraculi…"

Tu dove sarai l'anno prossimo? “Ho fatto una scelta di vita, di stare nella città natale dei miei genitori e dei miei nipoti. Ad un certo punto servono fare riflessioni diverse. Resterò a Imola, e vi ringrazio per l'invito: io cerco di essere sempre trasparente"

 

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