Prove tecniche di soffocamento nel terzo quarto, laddove la Fortitudo tratta Forlì come un pesce tirato fuori dalla boccia, e gestione del successivo disperato recupero ospite che, grazie anche a qualche sdeng in omaggio, non diventa mai davvero preoccupante. Arriva così la terza vittoria di fila, con una autorità e tranquillità che ora sarà difficile da traslare fuori dal campo, laddove c’è una piazza che ora festeggia e che dovrà ricordare, comunque, che la strada – ovunque si voglia posizionare il punto di approdo – è ancora lunga per qualsiasi cosa.

Con i problemi di traffico che hanno reso complesso l’arrivo al Paladozza di tutti i 4835 bigliettati – e della stessa Forlì, per cui si è iniziato con un po’ di ritardo – si parte con la Fossa a chiedere libertà di trasferta, applausi per Martino e Cinciarini, e attacchi che corrono tanto per superare difese che, però, corrono più forte. E allora è una centrifuga dove la palla gira come un flipper e va più o meno ovunque ma non sempre a canestro: tanti Johnson prima, collettivo F poi, ma un po’ più Forlì, per il 20-18 esterno del 10’.

Il panchinamento contemporaneo dei due USA non è una mossa azzeccatissima per Forlì, che non trova più sbocchi davanti e si apre un po’ dietro. Si rimane comunque in globale parità, cercando complessivamente più fortuna in area che non dall’arco, e dopo una effimera fuga (+5, mica chissà cosa) si chiude al 20’ 38-36 grazie ad una assistenza sulla sirena di Fantinelli per Freeman.

Lo striscione fossaiolo “Trasferte libere” viene traslato laddove si sarebbero dovuto posizionare i tifosi ospiti, poi è il gioco più banale del mondo: difesa, recuperi, contropiedi e cesti. Così in 6’ si coltiva un 14-0 di parziale per superare la doppia cifra di vantaggio, e Forlì che già festeggia se riesce a chiudere una azione senza la persa e la staffetta Fortitudo a scattare di là. Aradori attacca con la leggerezza di chi si sente tranquillo, 52-36, ma è tutto un quarto al limite del ko tecnico, per come Bologna strozzi qualsiasi velleità ospite già dalla metà campo. 57-43 al 30’, 7 punti totali concessi.

Il rischio è quello di non averne più, o di avere la panza già sazia: Forlì gioca alla disperata e si avvicina tanto, ciccando anche il possibile -5, ma la Ravenna con cui Martino ne recuperò 30 anni fa non sbagliava mai, questa Forlì ne lascia per strada qualcuna di troppo, e quando Freeman mette due liberi e appoggio nella azione successiva allora si può rifiatare e portare a casa, con esaltazione, la terza di fila.


(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

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