(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)
(Foto Valentino Orsini - Fortitudo Pallacanestro 103)

Ok, l'asticella iniziale era fin troppo bassa, perchè puntare ai playoff non pareva esattamente un impegno erculeo. Ma la Fortitudo del 2023-24 ha fatto qualcosa che è andato molto più oltre i risultati sul campo, eccezionali al di là del bene e del male: si è riappacificata con l'ambiente, in una stagione dove mai è sembrato che anche solo un atomo di un qualsiasi giocatore si sia tirato indietro (e quante ne avevamo viste, di recente...) fino all'ultimo. Quando ormai Elettra stava twerkando e quell'altro spiegava al Paladozza dove mettere l'ombrello, ma i superstiti di una annata faticosissima continuavano a sbattersi. Domani inizieremo a chiederci perchè il matrimonio con Caja si chiuderà con un divorzio anticipato, ma per ora c'è solo da ringraziare chiunque si sia messo a disposizione di quella cosa chiamata Fortitudo.

Aradori - voto 7 - Alfin ecco il giocatore che sarebbe servito anche prima. Spalle al muro, senza reti di protezione ma con maggiore fiducia (vedi il non prendere un americano come vicino di ruolo) ecco una stagione dove non è che ci siano numeri particolarmente pazzeschi - inizia bene poi, anche per qualche acciacco, si allinea - ma chiaro che un conto è farli in squadre perdenti, un conto in chi va vicino alla promozione. Maggiore coinvolgimento, un sistema difensivo che ne cela le inevitabili magagne, e clima totalmente diverso. Si immola per la causa ma, dopo anni di critiche severe (meritate e, ripetiamo, mai dettate da altro che non il libero pensiero), stavolta nulla da dire, anzi. 15 punti e il 43% al tiro, la chiusura.

Bolpin - voto 7 - Il normalizzatore che serviva, in un reparto esterni che negli ultimi anni non aveva forse capito come andasse rifornito. Difende, dà una mano in regia, mette triple quando servono dando l'idea di non essere davvero eccellente in nessun fondamentale (altrimenti sarebbe in Eurolega o, meno modestamente, sulla lista della spesa di Trapani) ma che ci si può fidare ciecamente di lui. Non gli si deve affidare una squadra, ma in un buon contesto riesce a migliorare i compagni: cosa chiedere di meglio? 9 punti e 4 assist, iniziando fin troppo bene e poi assestandosi a livelli comunque buoni.

Conti - voto 5,5 - Si capisce subito che è un pesce fuor d'acqua, e vai te a capire se sia colpa del pesce o dell'acqua. Male al tiro, spesso guardando già mestamente la panchina prima ancora che la palla faccia sdeng, prova a prendere un po' di fiducia piano piano, migliorando nell'autostima ma rimanendo, ahilui, un cambio che non riesce a dare continuità ai cambi di marcia. Eppure encomiabile il lavoro alla ricerca di palle vaganti, come se non ci fosse un domani. In bocca al lupo: gara 4 fa capire che, forse, una seconda chance con più esperienza non sarebbe una eresia. 4 punti e il 35%, comunque in crescendo.

Fantinelli - voto 7 - Sappiamo che non potrà mai diventare un tiratore, ma in A2 ha ormai una sua zona franca dove può correre in contropiede a velocità diverse rispetto ai dirimpettai, e far male con un post basso che molti lunghi se lo sognano. Pregi e difetti sono quelli di sempre, anche lui sembra più a suo agio quando il contorno è succulento e non, come lo scorso anno, quando gli veniva chiesto di andare oltre i propri confini tecnici e caratteriali. Più adatto ad ottime orchestre che non a fare il solista, 9 punti e quasi 7 assist.

Freeman - voto 7,5 - Abbiamo un centro più basso del play, si dice a inizio stagione. Poi è un attimo che Freeman diventi uno dei migliori stranieri del campionato, ed è tanta roba visti i precedenti in casa F. Un attimo per prendere le misure (all'inizio si fa spesso stoppare) e poi è difficile trovare qualcuno che davvero lo metta in difficoltà. Forse a piani superiori potrebbe avere qualche problema, ma in A2 è, come si diceva un tempo, un Califfo. Senza effetti collateral, chiude con più o meno 14+8.

Giordano - voto 5 - Praticamente mai utilizzato nella prima parte di stagione, trova un qualche spazio ma sempre con l'impressione che Caja gli avesse già fatto pollice verso. Spavaldo, forse anche troppo, in una squadra che non sembra avere tempo e modo di aspettarlo. Va a Treviglio, poi: 96 minuti, cifre irrisorie.

Giuri - voto 5 - Atteso come il Messia in un mercato dove, non avendo miliardi e non essendoci poi altrove chissà quali firme, poco altro c'era da fare. Rimane fin troppo sulle sue, cercando di fare il proprio compitino senza mai alzare la mano con una propria iniziativa (cosa che peraltro funziona maluccio, viste le percentuali), e dire che abbia dato cambi di ritmo è, insomma, non attinente alla realtà. Forse meno peggio di Giordano, ma lo è, poi, davvero? Solo per il minutaggio, ma non per l'impatto: 12', 25% al tiro. Poco.

Morgillo - voto 6 - Alla fine si fa apprezzare per come nel corso dell'anno cresca, passando dalla clamorosa media di un fallo al minuto, o quasi, al tenere il campo con dignità. Ovvio che non potendo essere Freeman non può fare il Freeman, e in certe situazioni si muove con l'idea che certe catene di fast food potrebbero pensare ad un McMorgillo. Ma in A2 ci può tranquillamente stare, come cambio, per ora. 11', più o meno 3+3, ma con un appunto: nei playoff, quando entrava, nessuno si metteva le mani nei capelli. Prima, spesso, sì.

Ogden  - voto 7,5 - Altra pesca perfetta, per un gicoatore capace di fare un po' di tutto e che, a parte forse qualche eccesso nel tiro da fuori (il 31% con 4,5 tiri a partita), tiene un rendimento talmente alto da perdonargli qualche mancanza di continuità nella singola partita e, appunto, percentuali non sempre perfette. Regge più o meno ovunque, e si fa voler bene più o meno da tutti. Trovasse ancora più pericolosità in avvicinamento diventerebbe davvero completo. Ma anche così, vagli a dire qualcosa, anche se buona parte della promozione si è schiantata con il gesto di rabbia a Trapani che ne sega una mano. 15+8 e il 42' al tiro.

Panni - voto 6 - Avrebbe dovuto spostarsi a fare la guardia, ma la prolungata assenza di un cambio regia credibile non gli permette in totale la transizione. Con i pregi e difetti di chi preferisce il tiro ignorante al raziocinio, ma in un contesto che, rispetto all'anno scorso, è meno sensibile ai suoi sbalzi. Sul tiro ci si può affidare, più o meno, per il resto non è, e non potrà mai essere, davvero il suo mestiere. 5.6 e il 37% al tiro.

Sergio  - voto 5,5 - Arriva con l'idea di fare da undecimo, poi conquista la fiducia dello staff e, nella rumba del turnover, non ci entra mai. Forse appunto più sulla fiducia che altro, dato che in concreto si sono viste poche fiammate (legate principalmente ad un tiro da fuori comunque troppo alterno) e qualche rimbalzo sparso. Buona volontà come tutta la panchina, non però abbastanza per essere una costante. 2.2 in 9' e il 27% da 3.

Taflaj  - voto 5,5 - Forse si aspettava maggiori possibilità nel mondo del turnover, di fatto diventa fin da subito l'undicesimo e l'undicesimo rimane: se c'è lui, qualcosa non va. Mostra esuberanza, forse troppa, si potrebbe pensare che magari qualche volta sarebbe potuto essere più funzionale di altri. Ma è andata così, fine: bocciato fin da subito, è salmone che non risale la corrente. 95' complessivi, il 46% al tiro.

Caja - voto 8 - Non sarà esattamente il prototipo dell'allenatore accomodante, e ci fosse stata una telecamera personalizzata su di lui certi contenuti sarebbero stati forse banditi dalla Convenzione di Ginevra. Ma forgia una squadra che si sbuccia le ginocchia (anche perchè se non l'avesse fatto, di quelle ginocchia, non se ne sarebbero più avute tracce) e che fa quello che la gente vuole. Ovvero, non arretra mai. La gestione della panca rimane un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma è anche vero che nei playoff i minutaggi vengono spartiti meglio senza veri e propri cali di rendimento e, quindi, anche in questo caso l'attesa è stata fruttifera. Quello che serviva, dopo anni di fatiche (non sempre per colpa dei diretti interessati) in panchina: peccato per la rottura finale, forse inevitabile.

Scrivanie e affini - voto 9 - Semplicemente, se il popolo Fortitudo torna ad essere fiero di essere tale, è anche per l'aria nuova che si respira. Niente voli pindarici, niente tifosi ingrati, niente strane collaborazioni, nessuna lotta intestina palesata, nessuna dichiarazione controversa, eccetera. E allora a volte basta essere normali per fare scalpore, dato che in Fortitudo questa è una impresa eccezionale, anche se a dirlo era un cugino. Forse si poteva sperare qualcosa di più dal famoso mercato, ma anche i (pochi) dubbiosi avrebbero fatto fatica a capire dove andare a pescare qualcosa. E, viste come sono andate le cose, è difficile credere davvero che si sperasse nella non promozione. Si è vista una Fortitudo normale, finalmente. PS: andrebbe dato un voto in più per non essere caduti nelle provocazioni di chi, a breve, sarà in Eurolega. Anche se un [omissis] sarebbe stato davvero catartico. O forse un voto in meno perchè quando ce vo' ce vo'? Dite voi.

Oggi "Virtussini siamo noi" su Radio Basket Italia
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