E poi ci sono partite come queste, che sembrano fatte apposta per complicare la vita dei commentatori visto l’andamento sinusoidale e finale che, purtroppo, non riscatta dalle precedenti problematiche. La Fortitudo che torna a perdere in trasferta (senza nemmeno tanti rimpianti per le F8, dato che comunque far saltare Chieti non sarebbe servito) è un coacervo di stranezze, visto come nel primo tempo era parsa in controllo pur senza gran collettivo ma basandosi su due singoli e mezzo, ovvero Montano, Daniel e Quaglia. Poi, dopo l’intervallo, il classico ribaltarsi della situazione, con il +6 di inizio ripresa che, botta dopo botta, diventa un agghiacciante -17, con parziale nel parziale di 19-2 che ha stroncato buona parte delle velleità fortitudine. Infine, il disperato tentativo di riscatto con i giovanissimi ancor più che con i giovani, come segnalato a fine gara da Boniciolli: inutile, perché la costa era troppo lontana da raggiungere anche per polmoni pieni di ossigeno.

Forse qualche rilassatezza in attesa degli arrivi e dei rientri, chissà, per una partita dove a fine gara il coach non ha tuonato come in altre occasioni ma ha fatto, forse saggiamente, il punto su da dove si è partiti e dove si è ora. Vero in parte, perché se è giusto far notare come questa di Chieti era la squadra di B2 con un Daniel e Quaglia in più e uno Iannilli (ma non solo) in meno, è vero anche che resta da mordersi le dita per capire come mai, fuori dal Paladozza, le convinzioni diventino paure, le certezze diventino dubbi eccetera. Chieti l’ha chiusa mettendo maggior ordine al proprio scriteriato tiro da fuori (5/21 al 20’, 7/15 dopo l’intervallo) e vedendo sbucare Allegretti nel finale. Un’ala forte, guarda un po’. E tutto il resto è diventato rimpianto.

Ora? Ora c’è la difficile trasferta infrasettimanale di Mantova, squadra che proprio all’ultima curva ha conquistato il quarto posto, mentre si aspetta di capire quando Flowers tornerà attivo e quando (e come) ci sarà l’inserimento di Amoroso. Per ora Bologna è settima, nella classica condizione di chi, a pensarci a fine ottobre, mica male non è. Ma pensando anche che, chissà, non sarebbe servito tanto – tra un po’ di attenzione e un po’ di fortuna in più – per essere anche oltre.


Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore - Il finale di chi c’era, tra Campogrande che aveva voglia di mettersi in mostra e Candi che ha cercato di riscattare un problematico inizio. Poco altro, però.

Ne abbiamo avute di occasioni perdendole - Qualche giocatore fin troppo sotto tono, diciamo della vecchia guardia. Ci può stare, anche se gli alti e bassi sono più prevedibili quando si parla di giovani che non di veterani, chissà.

VIRTUS - REGGIO, IL DOPOPARTITA
PESARO - FORTITUDO SUPERCOPPA 2001, PAGELLE E STATISTICHE