Akele, "Le cose stanno cambiando, la squadra si è compattata ed ha reagito"

Nicola Akele è stato ospite di Sport Club su E-Tv.
Il tuo nuovo coach ha applaudito il tuo spirito. La musica sta cambiando? “Finalmente. Non è stato facile iniziare questa avventura con un calendario di fuoco, per lui, ma secondo me siamo riusciti a migliorare piano piano in difesa, basta vedere che anche quando perdevamo ogni volta abbiamo preso meno punti. Ci sono stati miglioramenti con Cantù, col Maccabi e ora a Tortona. E ora stanno iniziando ad arrivare i risultati: la squadra si è compattata ed ha reagito”
Come è giocare accanto ad Edwards? “E' supertalentuoso, fa canestri che sembrano normali ma non lo sono. Si allena tanto e da lì si capiscono tante cose. E' straordinario, e le difese su di lui devono essere per forza molto aggressive: lo picchiano tanto, dovrebbe ricevere più falli, ma lui resiste sempre”
Le differenze tra i due allenatori? Al cambio c'è stato un down, poi qualcosa sta cambiando. “Nessuno ha la bacchetta magica, le cose non si possono aggiustare in poco tempo. C'era poi un calendario difficile, nessuna partita facile, ma siamo andati male a Parigi e, come detto, ogni volta c'è stato un miglioramento difensivo. Si vede la mano di Jakovljevic, che sta cercando di lasciare fuori dalla porta l'ego di tutti”
Eravate in un tunnel. “Mancavano i risultati, e quando perdi tanto entri in un tunnel a prescindere da chi sia il coach. Otto sconfitte di fila, e già quando ne perdi tre-quattro cala la fiducia. E' poi nei momenti difficili che si vede la vera forza di una squadra, se si spezza tutto o se si rialza per combattere. Noi ci abbiamo sempre provato, e gli ultimi risultati non sono un caso: abbiamo sempre lottato per trovare una soluzione”
C'era bisogno di cambiare l'allenatore? “C'era bisogno di una scossa, di un qualcosa, perchè il morale era molto giù, anche la chimica. Io sono rimasto sorpreso dalla scelta della società, molto coraggiosa: con Ivanovic abbiamo vinto lo scudetto, eravamo primi in campionato, per un po' abbiamo fatto una Eurolega molto dignitosa, ma ad un certo punto non c'era più l'umore giusto. E di solito in questi casi o si cambia l'allenatore o si cambiano i giocatori”
Ivanovic avrebbe dato un aut aut, o lui o Edwards. “L'ho letto, ma non posso sapere se sia vero o no”
Tu avresti salutato Ivanovic o Edwards? “Per fortuna non sono in questa posizione”
Però confermi che serviva una scossa. “Sì, c'era bisogno, al di là che io sia d'accordo o no”
Che allenatore è Jakovljevic? “Sicuramente è preparato. Ha avuto una grandissima occasione ed è più che pronto per sfruttarla. Ha avuto la guida di grandi coach, come Ivanovic, Banchi e Pesic, avrà un gran bagaglio di competenze. Poi ha un buon lato relazionale nei confronti dei giocatori, e questo nel basket è importante. Serve avere una comunicazione aperta”
Ivanovic non comunicava? “Era più vecchia scuola, magari ci provava: non dico non avesse rispetto, ma tollerava meno cose. In qualche modo serve la capacità di gestire certi giocatori, l'allenatore deve fare tante cose oltre a chiamare gli schemi, e Nenad ha buoni rapporti con tutti”
Pajola è pronto al recupero? “E' tornato ad allenarsi con noi, e fino a poco tempo fa con le partite di Eurolega non ci sono state tante possibilità. Deve lavorare, avere una settimana di allenamento nelle gambe lo aiuterà”
Un commento su Yago? “Sappiamo le sue caratteristiche, è stato sempre molto prezioso, giocatore di altissimo livello che ci aiuterà tanto, e già a Tortona si è visto pur con pochi allenamenti. E' un vero play, avevamo bisogno di lui in questo momento dove tanti hanno tirato la carretta: sa darci tranquillità"
Tu resterai alla Virtus? “Vediamo, ora non posso dire niente”
Sei in scadenza? “Sì”
Tu rimarresti? “Io e la famiglia ci troviamo bene”
Hai parlato con Ronci, che prendendo Yago ha fatto un capolavoro! “Mi ha detto che vorrebbe andare avanti, ma è presto”
Ma questo ruolo ti va bene? “Io do intensità in difesa, quando c'è stato bisogno di me mi sono sempre fatto trovare pronto a prescindere dal minutaggio. In una squadra di alto livello non posso pretendere alti minutaggi, mi basta essere la pedina che aiuta a vincere”
L'avversaria più scomoda? Brescia o Milano? “Non lo so, hanno caratteristiche diverse. Milano si accoppia meglio, è più profonda e fisica. Brescia gioca a memoria, forse fanno più fatica fisicamente ma hanno una alchimia che in A non ha nessuno, possono giocare a occhi chiusi”
In attesa di Vildoza, cosa vi manca per essere quelli di dicembre-gennaio? “Continuare su questa strada, queste settimane ci serviranno per continuare ad allenare le dinamiche in attacco e difesa, e anche a livello mentale capire come affrontare i momenti difficili. Dobbiamo essere bravi a soffrire insieme, e abbiamo capito che se giochiamo di squadra, indipendentemente dal risultato, possiamo fare bene. Dobbiamo compattarci di più, avere tutti lo stesso scopo”
Meglio una Eurolega da diciassettesimo o fare una coppa minore ma cercare di vincerla? “Un giocatore vorrebbe sempre vincere, ma io preferisco l'Eurolega: sono ambizioso, punto sempre al livello più alto. L'anno scorso siamo arrivati penultimi, quest'anno abbiamo fatto un pochino meglio con un finale che ci ha buttato molto giù. Ma, ripeto, fino alla pausa delle Nazionali abbiamo fatto un buon torneo lottando per i playin. Quindi preferisco questo tipo di esperienza, e cercare poi ogni anno di migliorare”
