Dura un tempo, l’ultimo quarto di finale, che fa felice l’organizzazione della Coppa Italia e, soprattutto, la Virtus. Che ha bisogno di prendere le misure contro Agrigento (assenze sparse: Lawson e Pajola di qua, De Laurentis di là) e poi, usando nuovamente la mitraglia dall’arco, prende le distanze dagli ospiti e chiude senza problemi alcuni. Ora Trieste, in una giornata dove tre partite su quattro (due delle quali in dominio totale) sono state vinte dalle squadre orientali. Vedremo, con il passare delle prossime settimane, se vorrà dire qualcosa.

Valdostani rimasti bloccati nel traffico, duemila (abbastanza) scarsi i presenti, Gigi Terrieri rimesso al microfono, e Ramagli che mette dentro subito Ndoja. Tripla quasi immediata, e Virtus che cerca di mettere le proprie bandierine sul parquet: la cosa non funziona nemmeno male (16-8), poi Agrigento risponde a suo modo. Ovvero, faticando di squadra, bussando agli estri di Buford: rientro quasi completo (19-17), poi le grattate dei gregari Michelori e Spizzichini rimettono un po’ di spazio tra le due caravelle, e 24-17 al 10’.

Il rotear di panchinari addormenta un po’ la partita, ma Agrigento non approfitta della gioventù virtussina, stando in zona senza però mai guardare i bianconeri face to face heart to heart. Bene, dice Ramagli, tornino dentro i protagonisti titolari: Ciani borbotta per qualche fischio in odor di casalinghità, ma se la Virtus si allontana è più per propri meriti che non per altro: Bologna ha punti dagli esterni e dai lunghi, Agrigento no, e tutto diventa 40-29. Potrebbe essere fuga, ma arriva antisportivo contro Ndoja e divario limato, 40-34 al 20’.

Poi dalla sosta riemerge solo la Virtus, anche perché Agrigento non ha quasi più nulla dai suoi americani, mentre Bologna vede l’esplosione dei propri esterni. Arrivano triple da tutti, Umeh ne fa 13 nel quarto, e la partita prende discretamente la strada dei – di fatto, visti anche tanti piccoli dettagli, bimbi con lo spazzone griffati canotta Fortitudo tra le altre cose – padroni di casa. Da un lato la palla gira, dall’altro Piazza ed Evangelisti devono giocare da soli, 69-51 al 30’.

L’ultimo quarto è pura accademia, con Ramagli che prova a non forzare la mano dando spazio alle seconde linee, ma con Agrigento che è già mentalmente all’imbarco per il ritorno a casa e che collassa ben oltre i propri demeriti. Si gira attorno al trentello, lo si scollina, e tutto il resto è solo attesa per Trieste, domani sera.

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