nba camp
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(Foto Fortitudo Pallacanestro 103)
(Foto Fortitudo Pallacanestro 103)

Alla fine sono sempre i numeri quelli che dicono cosa è successo, lasciando poi il dubbio sul perchè questo sia successo. 35 a -3 la valutazione di un ultimo quarto dove in 8'30" in parziale è stato di 20-0, 1/12 al tiro (l'unico su azione di Moretti, quando a Cividale erano già alle ordinazioni delle pizze), e un break di 14-45 nei 18' successivi a quell'illusorio 9-0 di inizio terzo quarto, dopo un primo tempo dove nessuno segnava. La Fortitudo fa sdeng in modo desolante, sgonfiandosi da un momento all'altro con un naufragio collettivo: nessuno si salva (forse Anumba, dai), facce rassegnate, confusione, errori banali e tutto il carnet di quelle giornate in cui tutto va storto. Anzi no, non tutto, perchè, come detto, ad un certo punto stava girando dalla parte giusta. Niente. Ridimensionamento, o forse semplicemente la fine di un sogno che era nato perchè Pesaro aveva condotto, per forza di cose, a sognare. Ora testa ai playoff, ricordando che da ‘ste parti servirebbe equilibrio: non si può chiedere il monumento in piazza dopo una vittoria e l’assalto dei piccioni al medesimo dopo una sconfitta. Che poi dietro ci siano i pro e i contro Caja e via discorrendo ci sta, ma il campionato è ancora lungo.

Cosa può essere mancato? Che Freeman e Berti sono i lunghi per le caratteristiche dei nostri, che Fantinelli è a zero cesti su azione nelle ultime due, che trasformare gregari in protagonisti è roba difficile, e che forse andrà presa una decisione decisiva su un Moore che non prende abitudine al campo e Perkovic che gioca troppo per mettersi in ritmo dimenticando la truppa. Ora c'è già Cremona tra pochi giorni, e la necessità di capire chi e cosa prendere sul mercato. Ma così come era grave fare già i calcoli sulla promozione diretta, ora sarebbe deleterio tornare a buttare il bambino assieme al pannolino sporcato a Cividale.

Innamoratissimo - Poca roba, a parte il fatto che Anumba sarà anche difficile da attivare, nascosto da braccia più lunghe delle sue, ma quando la palla gli arriva cose buone ne arrivano sempre.

In preda ad uno spasimo - Oltre ai già citati, un Sarto che non sembra in grado di prendersi la squadra sulle spalle quando altrove il segnapunti non si muove. Il problema è liberarsi e avere quei centimetri di distanza da avversari che gli mettono sempre la mano sugli occhi. E, ad essere sempre marcati, a far cesto si fa fatica.

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