Durante “Fossa on the Radio” si è parlato della morte di Gilberto Sacrati.

"Dipinto come malavitoso ma fu l'unico a pagare di tasca sua", come scritto dal Corriere di Bologna, è una giusta definizione. Noi con lui abbiamo avuto ogni tipo di rapporto, lo abbiamo visto barcamenarsi in modi molto goffi sia in Tribunale, che con la Lega, la Federazione, e anche i suoi dipendenti. Una analisi che nessuno fa mai - quando per tanti sembra meglio stappare - è che lui prese in mano una Fortitudo con già tante zavorre, come quella del Paladozza, e tanti incartamenti sono venuti a mancare. Abbiamo fatto le nostre indagini, e abbiamo visto di tutto: una delle più belle vittorie, a Forlì, durò il tempo di una scoreggia perchè già c'era chi usciva dagli spogliatoi dicendo 'bene ma non benissimo'. Abbiamo avuto una doppia retrocessione per evitare il fallimento, come chi deve fare salto in alto, sbaglia i primi due e poi cerca di battere il campione del mondo, e passa mezzo metro sotto. Si è arrivati in ritardo per qualsiasi cosa, anche tesseramenti, e la Fortitudo piano piano diventò cosa sua, arroccandosi dentro un inesistente Consiglio di Amministrazione. E noi, in campo, vedevamo una sagra di creditori che fuori dall'aula del Tribunale tardava l'arrivo di Sacrati che nel frattempo firmava cambiali.
La persona ci ha rimesso la salute e il portafoglio, era uno che sfidava i potenti con i cartelli 'chi vuol male alla pallacanestro' ai tempi del Parco delle Stelle. E ricordiamo quando andò a prendere Savic all'aeroporto, lui lesse quei cartelli e pensò 'ma chi è quel coglione che li ha scritti?', e Sacrati accanto alzò il ditino. Soldi spesi tanti e male, debiti come il fantomatico tabellone che solo noi e New York avevamo e le cui rate furono pagate prima da Martinelli e poi lui. Sono più i dubbi che lascia che non le certezze. 
Noi abbiamo vissuto di tutti, siamo stati bollati come sacratiani, ma quel geniaccio folle, arroccandosi sul titolo giovanile, aveva tenuto la storia, cosa che il giudice riconobbe. Furono mosse a macchia di leopardo, o come diciamo qua a cazzo di cane.
Nel tempo abbiamo imparato a ridere della battuta 'i soldi non sono un problema', che si potrebbe usare alla bisogna, ma quando poteva ci provava anche se ne ha beccate veramente poche, di scelte giuste. E perfino i tifosi Virtus riuscirono ad azzeccare una coreografia giusta, quando si vestirono da americani e a fare i Sacradollari. 


Seragnoli

Però spese per debiti non solo suoi, e non diciamo che fossero debiti di Seragnoli quanto piuttosto del suo entourage: con l'Emiro abbiamo vissuto tempi di allori, ma se dal lato sportivo i soldi erano stati ben spesi con fior fiore di giocatori, dall'altro lato, dall'inizio del 2000, ci fu il sanguinoso problema del Paladozza, scelte fatte dal CdA di allora. E anche il finale della Fortitudo di Seragnoli è stato reso amaro da quanto è uscito dalle carte: nessuna responsabilità diretta sua, ma di gente che lavorava con lui e che non ha fatto il bene della Fortitudo.


Martinelli

E' quello che prese qualcosa di grande e la andò a vendere, senza fare grandi cose in stagione, a Sacrati. Miguelon prese una Fortitudo invendibile, sovradimensionata, con una serie di falle che nemmeno si capiva dove fossero aperte, tagliando il più possibile per infiocchettare il pacco e rimetterlo in vetrina. Fu un tramite, che prese uno zibaldone avvelenato e tagliò anche sul singolo scontrino del caffè per ridurre il magna magna attorno, e alla fine lo andò a vendere. Ma il malippo era iniziato prima, nei pagherò che si comprava allora, qualcuno addirittura ci si fece una barca con cui andava in giro per il mondo a gareggiare. 

La morte

L'avvocato ha chiesto una autopsia che il PM, lo Stato, non ha voluto svolgere nonostante ci siano situazioni poco chiare. Ha vissuto gli ultimi anni in semilibertà, che non è il massimo, e l'ultima notte lascia qualche enigma che speriamo cada. 

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