Era arrivato dalla Grecia, dal Panionios, a sostituire il non imprescindibile AJ Guyton nel ruolo di esterno tiratore, in una squadra con tanti giovani e che in stagione poco avrebbe mosso di quello che c’era già: il contratto andato in fumo – letteralmente con tal McCaskill, e Rodolfo Rombaldoni preso perché Pozzecco avrebbe fatto impazzire Jasmin Repesa. Ruben Douglas, panamense, venne subito ribattezzato “Il Serpentaro” – per una volta, concedetemi il copyright del nome, nato con altro giornalaio davanti ad una pizza – perché aveva in casa un pitone, o qualcosa del genere, insomma, ci siamo capiti.

Non un dominatore, Ruben, non un trascinatore, in una squadra dove il carattere lo mettevano Basile, lo metteva Smodis, lo metteva Bagaric: lui aspettava, tirava, spesso la metteva, spesso no (51% da 2 e 35% da 3 per 13 di media in campionato. Quasi simile, con percentuali leggermente migliori, in Eurolega), sorridendo sempre.

Poi, la finale con Milano. Ormai una abitudine, tanto che quando la Fortitudo se la conquistò vincendo gara 4 a Roma, in semifinale, nessuno se ne accorse: giustamente, l’attenzione cittadina era rivolta alla Virtus, che in contemporanea festeggiava il ritorno in A1. Bene: Milano, con Lino Lardo in panchina e Djordjevic alle ultime battute da giocatore, a 9 anni da quell’altra, ancora da favoriti, con l’idea che fosse fattibile, molto più delle 4 perse, di fila, dal 2000.

Gara 1, 2 e 3, con l’allora andamento del casa-fuori-casa-fuori, furono tre vittorie casalinghe senza nemmeno un vantaggio esterno, poi la quarta, al Forum, che pareva essersi messa bene, prima del rientro casalingo e di quelle ultime azioni: i liberi sbagliati da Blair, lo stesso Ruben a fare disastri, fino a quel tiro. L’instant replay. Djordjevic e Blair affranti perché già avevano capito. E il Serpentaro ad aspettare, mentre altrove l’immortale voce di Fabrizio Pungetti, che a lui rimarrà collegato come Galeazzi agli Abbagnale, a urlare il famoso suspence!, prima che il tutto venisse approvato.

Douglas sarebbe andato già quella estate, tornando ogni tanto per bagni di folla (l’ultimo nel 2019) e circondato dall’idea del miracolo: una squadra che mille e mille volte aveva perso per ultimi tiri altrui a segno e propri che finivano con atroci sdeng, premiata quella volta nel modo migliore.

Di lui, i suoi compagni dissero subito non poteva sbagliare, è talmente pazzo che forse nemmeno aveva capito di cosa si stesse parlando. Ed è vero che non era un tiro decisivo, dato che ci sarebbe comunque stata una gara 5 casalinga per riprovarci, ma.. meglio così, visti i precedenti.

La sua scomparsa ha fatto piangere la Bologna Fortitudo, che nella sera di ieri ha riempito i social della foto di quel tiro e di ricordi. Se concesso, ha fatto piangere anche chi scrive: morto il genitore due mesi prima, mentre sul parquet del Forum stavo cercando di raccogliere materiale di cui scrivere (ah, ben prima dell’IR, a dire buono era stato un collega, non certo fortitudino), mi arrivò un messaggio da mia madre. Lassù qualcuno sarà contento. No, pensai io, lassù qualcuno ha telecomandato quel tiro.

Glielo dissi, anni dopo, come gli dissi della sua foto messa accanto al nome del caro estinto: si commosse. Ora, si potranno vedere. E magari lui potrà raccontarglielo, quel tiro.

Ah. Questo, il voto di Bobasket, quel giorno.

Douglas - voto 11 - (16pti, 1/2, 3/4, 3/5) - Stava giocando la classica partita di alti (pochi) e bassi (tanti), tra qualche cesto, poca difesa, e una palla persa nelle penultime battute che stava già costringendo la F a stampare i biglietti per gara 5. Poi, la tripla finale: dato che nel mondo bislacco dei tanti tiri sbagliati e finali sfortunelli della Fortitudo, un evento soprannaturale che merita un voto oltre il normale.

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