Dodici mesi fa, di questi tempi, ci si stava scannando sulla questione Lestini. Dieci mesi fa, i debiti del passato bussavano alla porta per cambiare il nome della Fortitudo (“Happiness”, doveva essere il nuovo nome, ricordate?). Oggi, c’è un popolo che festeggia un secondo posto quasi come uno scudetto, facendo presente che questa truppa ha meritato una teca nella storia biancoblu come quelli che, con più danari eccome, riuscirono nel 2000 e nel 2005 ad ergersi sul trono italico. Una cavalcata imprevista ed esaltante, resa ancora più succulenta pensando a dove si era un po’ di tempo fa – ricordate anche i digiuni punitivi di Matera? – e tenendo negli occhi le faccende di questa ultima settimana. Ovvero, il muro di gioia dopo gara 4, e l’abbraccio collettivo di gara 5, ringraziando la Fortitudo non per le conquiste sul campo, ma per il solo fatto di esserci, in questo modo, fortitudino come non mai.
Ergo, pagellone della stagione.

Amoroso - voto 7 - Ci fosse un barlume di garanzia su quello che può dare un soggetto capace di fare 6/5 da 3 come -1/20 il giorno dopo, saremmo qui a parlare di ben altro. Però arriva da giocatore rotto, in dubbio, pronto a distruggere equilibri e spogliatoi. Pippe, perché la Fortitudo 2.0 passa anche dal suo inserimento (10 di media in 25’) e dalle sue acrobazie che offrono una maggiore pericolosità all’attacco. Tutto il resto viene dopo, certi che il giocatore ha l’ignoranza adatta per questa platea, e che in A2 potrebbe starci fino alla pensione.

Campogrande - voto 6,5 - C’è chi nei playoff aggiunge Moss, e chi offre un centinaio di minuti ad un ragazzo che, prima, aveva solo lavorato di allenamenti e rare apparizioni in campo. Mostra però subito carattere, poca voglia di fare il cinno mandato a giocare per disperazione, buon tiro e capacità di non andare oltre le righe o, più terra terra, di farsela sotto. Playoff da ottimo gregario, e ora stia attento, perché l’occasione per crescere qua ce la avrà eccome.

Candi - voto 7 - Redini della squadra in mano, mostrando falcate, faccia giusta, inevitabili peccati di gioventù, tiro dignitoso (37% da 3, 7 punti di media) e facendosi perdonare il calo nel finale perché, dopo una influenzona, si accorge che deve alternare le partite con il piccolo previsto imprevisto degli esami di maturità. Lacrime e preghiere, ma è un 1997 che migliorando qualcosa qua e là – la capacità di capire dove andare a bussare, in attacco, nei momenti difficili – potrà evitare di rendere la matematica il suo mestiere, almeno per i prossimi due decenni. Sopresa nemmeno tanto sorprendente, miglior Under 22 del campionato (e potrà vincere la gara ancora per un bel po’), e bravo chi gli ha dato fiducia.

Carraretto - voto 7 - 40% al tiro da 3, 1043 minuti complessivi, restando leader silente di una squadra che ogni tanto si dimentica di andare ad attivarlo. O, visto dall’altra parte del mondo, evitando di chiedere più palloni di quanti non avrebbero poi alterato gli equilibri esistenziali. Arriva forse con la lingua fuori, in un playoff dove gli vengono chiesti gli straordinari per le altrui magagne infortunistiche. Ma è come uno di quei centri d’ascolto dove, se hai bisogno di una buona parola, trovi sempre la porta aperta. Ed è poi il motivo per cui è qua, punto,

Daniel - voto 7 - 14+10 o quasi di media, ergendosi come uno dei migliori – o forse più continui – centri della categoria. Magari mancando un po’ come concretezza in alcuni frangenti, o sfarfallando con più forma che non sostanza, in poche occasioni. Però fa spettacolo, esalta la truppa, difficilmente va fuori dagli schemi e non dà mai l’impressione di estraniarsi dal mondo circostante. Cose che da un americano, ecco, non sono poi così scontate. Cercando poi un completamento tecnico che lo rende non battezzabile fronte a anestro e ottimo smistatore di bocce (oltre 2 assist a gara). Insomma, acquisto azzeccato.

Flowers - voto 7 - Il rimpianto di averlo visto in borghese per ben 19 partite su 46, specie – ovvio – in quelle di finale. Prima, era stato il miglior americano o quasi della categoria, facendo praticamente tutto: punti, tiro, rimbalzi, recuperi, assist, senza esagerare praticamente mai e mettendo alla fine i piedi in testa a quegli yankees ventellatori ma altrimenti, di fatto, inutili. Chissà, chissà, cosa sarebbe stato senza quell’urlo che lo ha tolto dalla stagione. Comunque sia, emblema di questa stagione: sorpresa, emozioni, sfiga.

Iannilli - voto 5,5 - Un infortunio iniziale ne preclude la strada alle rotazioni, restando poi ai margini fino alla cessione a Tortona – con proseguimento di stagione minata da altri acciacchi – e l’oblio. 4+4 di media nel girone d’andata, resta comunque uno degli eroi dell’anno scorso. Basta e avanza.

Italiano - voto 7 - Sgraziato e irascibile, di quelli che hai paura che tiri fuori l’ascella pezzata per spaventarti, diventa simbolo di una Fortitudo che ad un certo punto si dimentica dei propri limiti per superarli, giorno dopo giorno. Se ne perdona un po’ tutto, comprese le acconciature figlie di parrucchieri malati, perché si sbatte come un pazzo, diventando spesso e volentieri l’eroe dei secondi tempi. 7,5 punti di media, tiro da 3 che non può essere battezzato dagli avversari, e la capacità di tirare fuori sempre qualcosa di diverso nel momento del bisogno. Basterebbe sgrezzare un po’ gli incazzi e gli scazzi, ma forse se ne perderebbe qualcosa, chissà.

Lamma - voto 6,5 - La storia era bellissima, lui che si ritira dopo aver riportato la Fortitudo in A2. Poteva diventare epica, con il ritorno in campo per un ulteriore viaggio in ascensore: non riesce, ma se era stata commovente la prima fine in campo a Forlì, anche questa appendice al racconto tanto male non è. Mostrando, a 40 anni e con gli abiti da dirigente messi un attimo da parte, che dove c’è testa e fisico l’anagrafe può farsi da parte. Ora il nuovo ritiro, sapendo che per il prossimo decennio, comunque sia, in caso di disperazione si potrà bussare al suo ufficio.

Montano - voto 7 - Dimentica stagioni di A2 dove faceva più che altro da portaborracce, cercando di essere quello che era in B2, ovvero l’uomo a cui chiedere di rompere gli schemi offensivi quando questi si scontravano con la realtà. Gli riesce in parte, anche perché parte in ritardo per via di bue sparse, però sorvola gli 11 di media (non con grandi percentuali, 37% totale) e dimostra, specie in casa, di poter essere davvero qualcosa che nessuno pensava lui sarebbe potuto essere. La continuità come prossimo step, sapendo che Boniciolli non lo ucciderà più di tanto dopo un cross.

Quaglia - voto 6 - Si soffre per lui, che dopo gli errori torna in panchina con Boniciolli che sarebbe pronto a diventare il mostro di Milwaukee per cazziarlo. Fatica a spostarsi nel ruolo di 4 (14% da 3 punti, con solo 4 triple a segno, l’ultima con la gente di Brescia che stava già irrorando Montichiari di spumante), mentre mantiene quella poca cattiveria agonistica che ne preclude lo sbarco all’Olympiacos (cit.). Fa comunque gruppo, e ad ogni modo per bolognabasket lui è l’MVP non solo della stagione, ma del mondo intero, a prescindere.

Raucci - voto 7 - Cifre che non dicono moltissimo (5+3), se non che il tiro da fuori (40%) può dargli nuova linfa e nuove soddisfazioni. Però Boniciolli sa che lo può appiccicare a play come ad ali forti avversarie, indipendentemente da qualità e nazionalità, trovandone in cambio quasi sempre l’annientamento. Una delle scommesse stravinte, diventando beniamino dell’universo Fortitudo perché, appunto, se ne frega di quello che è il curriculum giocandola solo sulla meritocrazia. Uscendone tra gli applausi e la domanda di un giovane tifoso bresciano ma parli italiano?. Ne ignoriamo la risposta, forse in dialetto, chissà.

Sorrentino - voto 6 - Si trova nella condizione di passare da tagliato in B2 a uomo da 20 minuti di media in A2, portando in dote la solita grinta, ma anche certe carenze di continuità che lo vedono a volte eroe, a volte mistero nemmeno tanto buffo. Poco tiro da fuori (23%), qualche difficoltà nel riuscire a capire quando accelerare e quando invece rallentare, riesce comunque in molte occasioni a riportare la temperatura dell’attacco a misurazioni accettabili. Dividendo con Candi (nel vero senso della parola, 932 minuti a 935) le responsabilità, e dando l’impressione, alla fine, di essere un valore aggiunto che non sempre si è saputo aggiungere. Ma lo sbarco ad Hollywood è ancora da rinviare, perché la fotta merita di restare su un parquet.

Radic - voto 6,5 - Sembra quasi fare parte della preistoria, dato che gioca le prime e nemmeno ha modo di palesarsi al Paladozza. Però non dimentichiarmo che fece 19+9, e qualcuno all’epoca si pose il dubbio se non fosse meglio andare avanti con lui che non reinserire Daniel.


Boniciolli - voto 9 - Capo di una truppa dove il minutaggio è distribuito con il misurino (9 uomini con 20’ di media almeno), andrebbe ricordato, solo, cosa si diceva nello scorso settembre. Ovvero, squadra mediocre fatta ad uso e consumo del suo ego, nessuna stella per non oscurarlo, e altre scemenze del genere. Ne salta fuori sapendo che il go-to-guy necessario a scardinare le partite decisive glielo ha tolto di mezzo la sfiga, e che ben poco gli si può addebitare. Anzi. Ok, è noioso, ripete sempre gli stessi concetti (non si è ben capito se Quaglia e Campogrande l’anno scorso fossero in serie A, non ci ricordiamo bene come finirono le gare con Costa Volpino), ma costruisce un gruppo che per lui si butterebbe nel fuoco, portando dalla sua parte tutti, o quasi, quelli che storcevano il naso. Ad un passo dall’impresa che lo avrebbe eternato su questi schermi, sa benissimo che se l’MVP della stagione è lui è perché ha creato un collettivo dove nessuno è stato costretto a fare da eroe. E tutti gli riconoscono che, in questa categoria, vale come un americano da 20+10 di media. Avercene, punto.

Società/proprietà - voto 7 - Resta giustamente ai margini, lasciando parlare il campo e i protagonisti del medesimo, agendo solo nel momento di andare a prelevare Amoroso che, di fatto, diventa l’aggiunta che cambia in meglio la stagione della Fortitudo. Poi ci saranno altre cose da smussare, qua e là, perché l’impressione è che la crescita esponenziale del brand (Costa Volpino, Costa Volpino!) abbia colto tutti un po’ impreparati. Le fondamenta ci sono, ora ci sarà bisogno di capire quali economie potranno aiutare per migliorare il risultato di questa stagione. Ma ricordiamo da dove siamo partiti, e questo basta e avanza.

GARA 5 DI FINALE, IL DOPOPARTITA
PESARO - FORTITUDO SUPERCOPPA 2001, PAGELLE E STATISTICHE