Alessandro Ramagli, tra i muri familiari della palestra Porelli, rifinisce il lavoro che porterà la sua Virtus Segafredo alla Final Eight di Coppa Italia- Turkish Airlines Cup. Domani il primo atto, i quarti di finale contro la Moncada Agrigento.
“Prima di tutto c’è la curiosità di incrociare squadre con cui fino ad oggi non abbiamo avuto scontri diretti. Agrigento è una delle squadre migliori del girone Ovest, anche se fino ad oggi non ha avuto un rendimento costante nella produzione di risultati. E’ molto solida, ha quattro italiani che giocano insieme da anni, con lo stesso allenatore, e rappresentano il cuore pulsante della squadra. La struttura è quella delle ultime stagioni che ha portato una vittoria in Silver, il raggiungimento della finale promozione due anni fa e il quarto di finale contro la Fortitudo lo scorso anno, sempre con l’idea di migliorarsi stagione dopo stagione. Strutturalmente Alessandro Piazza è un play di grande dinamismo e intelligenza cestistica, uno dei migliori assistman della Lega, poi nel ruolo di guardia e ala piccola hanno due giocatori intercambiabili: Marco Evangelisti, giocatore esperto e tiratore da tre mortifero, e Perrin Buford, ragazzo molto giovane di grandi qualità atletiche, che sta facendo una stagione incredibile. Poi ci sono Albano Chiarastella, la loro pietra miliare perché è lì da sei stagioni, e Damen Bell-Holter, l’altro americano, che esce da un college importante e ha avuto esperienze significative in Europa. In panchina Ruben Zugno, Ryan Bucci che è un’addizione di grande qualità, e i due lunghi, Innocenzo Ferraro che ha esperienza e conoscenza della categoria, e Quirino De Laurentiis, il loro totem, un po’ il loro portiere, il Donnarumma della squadra. La curiosità è quella di giocare in una gara dove si vince o si esce, è la prima volta che ci troviamo a giocare in una condizione così, in partite che assomigliano più di altre alle gare di playoff”.

Un coach che ha esperienza da vendere, al riguardo. Con Verona, nel 2015, la Coppa Italia di categoria l’ha messa anche in bacheca.
“Un evento intelligente, perché mischia per la prima volta le squadre delle due Conference, propone confronti, anche se in realtà contano molto lo stato di forma e il personale a disposizione delle varie squadre nell’occasione specifica. E’ un momento di condivisione importante, c’è la possibilità di avere un secondo incontro con gli arbitri per discutere di come è andata la stagione fino ad oggi, e ancora un incontro con gli allenatori con il clinic tenuto da Luca Banchi e Luca Dalmonte, e tante attività collaterali che riguardano il marketing, la commercializzazione del marchio di LNP. L’aspetto sportivo non raccoglie solo le Final Eight di A2 ma coinvolge anche la serie B: è davvero un grande contenitore, non soltanto sportivo. E quest’anno si gioca dentro un palazzetto, mentre negli anni scorsi si giocava in un’area fieristica, una condizione particolare per la pallacanestro: Unipol Arena è un luogo di grandi tradizioni e soprattutto di grandi dimensioni, e ci sarà la curiosità di vedere l’interconnettersi dei vari gruppi di tifosi, che negli anni scorsi si sono sempre incrociati con grande fair play, con momenti di grande gioia che quest’anno verranno riversati in un contenitore con caratteristiche più “cestistiche”, rispetto al passato”.

Detto dell’avversario, proviamo ad analizzare quale Virtus lo affronterà.
“La bella novità è che Klaudio Ndoja torna dopo cinque mesi. Sarà in campo, ovviamente dovrà togliersi di dosso la ruggine di tutto questo tempo passato fuori dal campo, ma questa di per sé è già un splendida notizia. Non saremo al completo, perché saranno ancora fuori Kenny Lawson e Alessandro Pajola, e dovremo valutare l’apporto di alcuni elementi che sono stati spremuti dal tour de force dell’ultimo periodo. Ma quando la partita inizia, non si pensa che a quella, e contiamo sulla spinta emotiva che potranno darci i nostri tifosi in quello che per noi è l’impianto di casa”.

Se tutto andasse per il meglio, si giocherebbero tre partite nel fine settimana. Con una squadra che ha dato tanto nei precedenti otto giorni, può essere un problema?
“Non mi preoccupa l’idea, se tutto dovesse andare per il meglio, di giocare tre partite in tre giorni. Certo, se superassimo Agrigento, poi dovremmo metterci lì col bilancino del farmacista a decidere se far recuperare qualche giocatore. Penso a Ndoja, che rientra dopo un allenamento e mezzo, e non si può pensare di chiedergli un impegno di tre eventuali partite così ravvicinate. Ma intanto giochiamo la prima e vediamo che succede, poi di volta in volta valuteremo tutte le situazioni. Lo faremo giorno per giorno, con la solita attenzione: io non sono mai stato un allenatore di quelli che fanno giocare i loro uomini quando non sono nelle migliori condizioni. Quando è successo, c’erano tutte le garanzie perché questo non avesse controindicazioni. A volte ci sono state, ma questo fa parte del percorso di una stagione”.

Evento a sé, o momento buono per trarre indicazioni significative in vista dei playoff?
“E’ un evento a sé. Storicamente lo è qualunque Coppa Italia. Però è una prima occasione nella quale queste squadre incrociano le armi. In un campionato così strano, con due conference da sedici squadre ciascuna, si fa anche solo fatica a vederle, tutte le partite degli altri. E’ come fossero due campionati che viaggiano su piani paralleli, e questo è il primo momento in cui avremo la sensazione di toccare con mano qualcosa che diventerà oggetto di sfida giornaliera quando inizieranno i playoff. Interessante da questo punto di vista, ma sarebbe davvero poco intelligente voler trarre delle conclusioni troppo tranchant nei confronti di una manifestazione che resta un evento a sè soprattutto per la struttura: qui si giocano partite nelle quali una va avanti e una esce, e quando ci sono questi tipi di partite sapete bene che il risultato è assolutamente lontano da qualunque pronostico. In Serie A la squadra più forte del campionato, Milano, ha rischiato di uscire nei quarti e in semifinale, e in finale ha trovato un avversario che nessuno si aspettava arrivasse lì. E’ una manifestazione bella, accattivante, ma che vive di vita propria e si chiude anche dal punto di vista emozionale con la finale di domenica sera”.

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