Fossa dei Leoni, lettera aperta al presidente Guerri
Caro Presidente,
abbiamo ricevuto la sua disponibilità a incontrarci e la ringraziamo per l’apertura dimostrata. In questo momento, però, non abbiamo la serenità necessaria per affrontare un incontro personale. Abbiamo bisogno di proseguire il confronto tra noi e con le persone che hanno sostenuto la nostra scelta.
Per questo oggi le rispondiamo con una lettera aperta: per chiarire alcuni punti, rispondere alle sue dichiarazioni e ribadire i principi che guidano la nostra posizione.
Il nostro bisogno di fermarci non riguarda soltanto il rapporto con lei e con la società. Nasce da diverse questioni, tutte importanti, che ci hanno portato alla domanda posta domenica: esistono ancora le condizioni per continuare a essere ciò che siamo sempre stati?
Abbiamo ascoltato le sue dichiarazioni successive alla nostra decisione e prendiamo atto con favore del riconoscimento espresso nei confronti della Fossa, della sua storia e del suo sostegno alla Fortitudo. La ringraziamo per queste parole.
Dobbiamo però dirle, con altrettanta chiarezza, che negli incontri precedenti i nostri rappresentanti hanno avuto una percezione diversa.
Anche nelle sue prime dichiarazioni pubbliche non abbiamo riscontrato un riconoscimento adeguato a ciò che la Fossa rappresenta nella storia e nella vita della Fortitudo.
Oggi le parole sono cambiate e ne prendiamo atto positivamente. Saranno il tempo e i comportamenti concreti a confermare questo cambiamento.
Restano poi le altre questioni, che non sempre riguardano la società e che non potrebbero risolversi soltanto attraverso un incontro con lei.
Da anni facciamo i conti con divieti, restrizioni e controlli che rendono sempre più difficile vivere da ultras. Nel frattempo, sui social e nelle dichiarazioni pubbliche, ci capita spesso di essere giudicati o di sentirci spiegare come dovremmo essere ultras anche da chi questa realtà non l’ha mai vissuta dall’interno.
Essere ultras significa assumersi impegni, affrontare sacrifici, esserci e rispondere dei propri comportamenti davanti agli altri. Sappiamo che certe questioni sono difficili da comprendere per chi non le vive direttamente. Proprio per questo servirebbero più ascolto e conoscenza, prima di esprimere giudizi.
In questo momento ci piange il cuore non essere vicini alla squadra che fin qui ha dimostrato sul campo e nell’atteggiamento di aver capito e fatto proprio lo spirito Fortitudo, però per quanto sia doloroso questo passo è necessario per il nostro futuro.
Lei ha ricordato di essere stato in Fossa da giovane. Non mettiamo in discussione quel ricordo. Nel tempo, però, abbiamo seguito strade diverse.
Lei ha maturato esperienza negli affari, nelle trattative e nella gestione di una società. Noi siamo rimasti in curva e sulle strade delle trasferte, tra chilometri e sacrifici, coltivando legami costruiti negli anni e tramandati anche ai nostri figli.
Il nostro modo di parlare è schietto, a volte duro. Sappiamo essere diretti quando lo riteniamo necessario. E sappiamo dichiarare amore eterno a una squadra di basket, continuando a seguirla anche quando non offre risultati, comodità o convenienze.
Tra noi c’è anche chi si è avvicinato alla Effe perché a scuola regalavano i biglietti per andare a vedere le partite. Erano i tempi degli ingressi a cinquecento lire o poco più. Da quei gesti semplici sono nate passioni, amicizie e un senso di appartenenza che durano ancora oggi.
Siamo quelli che vanno al Palazzo per vedere la squadra, certo, ma anche per incontrare gli altri, ritrovarsi e stare insieme. Anche così si vive la Fortitudo.
Per questo, vedere il primo allenamento della nostra squadra trasformato in un’iniziativa di marketing, con appena 103 posti disponibili, ci ha lasciati perplessi. Un momento che per noi significa ritrovarsi diventa un’occasione riservata a pochi. È una scelta che rende evidente la distanza tra le nostre idee di partecipazione.
E glielo diciamo con chiarezza: non vogliamo che il rapporto con i tifosi venga ridotto a indagini di mercato o a strumenti pensati per adeguare un prodotto alle richieste dei consumatori. Vogliamo costruire un dialogo che riconosca ciò che siamo, la storia che portiamo avanti e il legame che ci unisce alla Fortitudo, con modalità capaci di far emergere il valore di tutte le parti coinvolte.
Lei ha parlato di “asset”. I nostri sono semplici da spiegare: la storia, l’identità, le persone che ci frequentano e ci vogliono al nostro posto, la fiducia, i legami, la solidarietà e l’atmosfera che contribuiamo a creare al Palazzo.
Sono queste le cose che vogliamo difendere. È da qui che nasce il nostro linguaggio, che chiediamo venga compreso e rispettato anche quando esprime dissenso o mette in discussione una scelta della società.
Comprendiamo la necessità di far quadrare i conti e riconosciamo le responsabilità legate alla gestione di una società sportiva. Vogliamo però capire quale spazio il suo progetto riservi al carattere popolare della Fortitudo e all’autonomia di chi la vive da sempre.
Se il suo investimento parte dall’idea di valorizzare questa identità esiste un terreno sul quale confrontarsi. Se invece l’obiettivo fosse adattarla interamente alle esigenze di un prodotto da vendere, si rischierebbe di perdere una parte essenziale di ciò che rende unica la Fortitudo.
La Fossa ha una propria voce. Il suo valore comprende anche la libertà di dissentire, di porre domande scomode e di scegliere quando fermarsi. È una voce che, se ascoltata, può offrire un contributo a tutto l’ambiente Fortitudo.
Da anni vediamo crescere un modello di sport fatto di protocolli, prezzi sempre più alti, vincoli, televisioni e spettacolo. Abbiamo tenuto duro. Oggi sentiamo il bisogno di capire quanto spazio rimanga per il nostro modo di vivere la Fortitudo e quanto ciò che ci circonda sia ancora compatibile con i nostri valori.
È anche per questo che, prima di incontrarla nuovamente, dobbiamo proseguire la nostra riflessione. Un colloquio con la società potrà affrontare una parte dei problemi, ma non esaurire tutte le ragioni che ci hanno portato a fermarci. L’eventuale incontro dovrà tenere conto di questo percorso e non limitarsi a trovare una soluzione all’emergenza del momento.
Per questo, anche oggi, la Fossa non sarà al suo posto abituale.
Ci siamo fermati per riflettere seriamente e capire a quali condizioni possiamo continuare a esserci. Chiediamo alla società e a tutto l’ambiente Fortitudo di interrogarsi sul valore di questa presenza, rispettando la scelta che abbiamo fatto e il tempo di cui abbiamo bisogno.
Ci teniamo, infine, a ringraziare il popolo Fortitudo e tutti i gruppi ultras per la calorosa vicinanza e il sostegno che ci hanno dimostrato in questo momento così particolare.
FDL1970