Marco Calamai, "La squadra mi piace, Mazzola sarà l'ago della bilancia"
Marco Calamai è stato sentito da Enrico Schiavina per il Corriere di Bologna. Un estratto dell'intervista.
"L’ho detto tante volte, per la Effe in vita mia ho fatto di tutto, prima tifoso, poi giocatore, allenatore, dirigente, consulente, garante dei tifosi… Stavolta ho semplicemente messo in contatto Rossano Guerri e Matteo Gentilini, da lì poi è nato il cambio di assetto societario. Sulla squadra nuova, ovviamente, non ho messo becco. Anche se l’ho studiata, e mi piace.
Cavina? Ha fatto scelte precise, le sue idee sono chiarissime: squadra lunga e fisicamente prestante in tutti i ruoli, specie quelli interni. Direi in totale discontinuità con il passato, anzi quasi agli antipodi. Dopo un triennio di risultati nel complesso anche buoni, va riconosciuto, e frenati da grande sfortuna, ma nel quale non si è costruito nulla di futuribile.
I nuovi? Questo Stazzonelli ha gran fisico, tiro, può giocare in tanti ruoli diversi, non capisco perché finora in A2 abbia giocato così poco. Moretti è grezzo, leggerissimo, ma salta in modo impressionante, per un attimo mi ha fatto venire in mente il mio Dallas Comegys, ve lo ricordate dove arrivava? E poi Radonjic, che metterà Cavina in difficoltà: è un duro, ha buona mano e personalità, sarà difficile tenerlo fuori. Mazzola? Sarà l'ago della bilancia. Ha una voglia feroce di tornare, vedremo a che livello. Sulla carta oggi è già una buonissima Fortitudo, ma forse ha qualcosina in meno di Sassari, Rimini e Livorno, tre che hanno fatto squadre davvero fortissime. La Effe è poco distante, diciamo da seconda fila, con anche Brindisi e Avellino. Ma con un Mazzola sano, la sposto dalla seconda fila alla prima, anzi forse alla pole position.
Le problematiche interne? Io resto dell’idea che il riavvicinamento tra 103 ed SG sia stato un passo importantissimo, per tanti motivi, pratici e simbolici. Per dirne una: mi ha fermato un vecchio tifoso, mi ha detto che è stato al raduno, non metteva piede in Furla da cinquant’anni e si è commosso. Se invece parliamo di errori, se ne sono stati commessi, quelli si pagheranno, come è giusto che sia. Ma non cambia la base del discorso. Non sono un legale, ma sono certo della assoluta integrità morale del presidente Bianchini, e allo stesso tempo chi ritiene di avere delle ragioni da far valere, ha tutto il diritto di fare ciò che crede. Però, così come nella vicenda della cessione delle quote, che mi sembra chiaro sia frutto di un errore banale, una cosa mi sento di dirla: io, un passo del genere, non lo avrei fatto"