(Foto Mauro Donati)
(Foto Mauro Donati)

Come se il DNA fosse sempre lo stesso di sempre, ecco arrivare una sconfitta in una finale, per la Fortitudo che esce dal PalaTiziano dopo una prova coraggiosa ma che, con lo scartamento ridotto dall'inversamente proporzionale aumento di folla in infermeria, poco altro poteva fare. Se non, magari, trovarsi di nuovo a chiedersi la reale concretezza della propria panchina, giustamente applaudita sabato e, nuovamente, deludente contro Forlì. Gli zero su troppi dei vari Panni, Conti e Taflaj, insomma, laddove Forlì ha saputo trovare Zampini e l'eterno Cinciarini, e qui finisce la questione. 37-24 di massimo vantaggio, addirittura la tripla del +16, e un 14-37 di break negli ultimi 18' che hanno girato il trend e portato la Coppa Italia verso la Romagna. Senza, però, addebitare ai Caja's colpe come in altre rimonte beccate di recente. Stavolta, forse, poco c'era da fare.

Si potrà discutere a lungo sulla manata di Cinciarini che ha ferito la palpebra di Freeman, così come sulla reale necessità di rimandare in campo Aradori, sabato, a partita già in archivio. Cose che succedono e che possono essere evitate, chissà. Di fatto, i due episodi che hanno deciso la finale, uno prima e uno durante il gioco. In attesa di sapere tempi di recuperi (per l'esterno si spera in una ripresa per il sabato di Pasqua, saltando così la trasferta di Latina), sappiamo ormai cosa è questa Fortitudo: una realtà che in difesa sa come farsi valere - 59 di media presi nelle due sfide alle capoliste dei due gironi di A2 - ma che, in attacco, ha punti di riferimento che non possono essere persi. E' andata così, con un po' di delusione per come è andata a finire, ma senza davvero poco da recriminare. Se non le solite questioni sulla affidabilità dei non titolari, e su come si sono persi due giocatori decisivi. Avanti, dai.

Freeman
Il fotogramma dell'incidente occorso a Freeman

Just like heaven 

Fantinelli alla fine è arrivato al limite del commovente. Portava palla, la passava, si metteva in post basso, e poco ci mancava che facesse da solo i giochi tra piccolo e lungo. Anche lui giocando sul dolore. E, comunque, la difesa collettiva.

Disintegration

Si apriranno dibattiti su Cinciarini. Diciamo: involontario (si spera, altrimenti ci sarebbe di che preoccuparsi) ma braccio troppo largo. Poi il resto: sabato i cambi bene, domenica molto male (2/21 al tiro tra Conti-Taflaj-Panni, al netto di errori dei rilevatori). Come da inizio stagione.

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