nba camp
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(Foto Mauro Donati)
(Foto Mauro Donati)

Non capitava da più o meno 37 anni, dalla metà di febbraio del 1989, quando George Bucci ne fece una valanga (35 con 12/17) e si sconfisse Torino ai tempi di Gilmore e Askew. Ok, vero che dopo per lustri e lustri non ci si è più tornati se non di recente, però è un dato. Così come è un dato ben più importante notare che si è tornati a vincere in trasferta dopo 3 mesi, con una partita di grande intensità: quasi sempre in vantaggio (7-8 l'ultimo avanti interno), e reggendo bene una gara che ad un certo punto stava diventando un temporale: 51-34, poi 7-22 di break con Teague di colpo accesosi e vari colpi per il sorpasso ciccati. Così, non dovendo mai pagare la botta psicologica del sorpasso - ci sono stati anche vari tiri per il pareggio, pure questi out: due sono arrivati da Cusin improvvisatosi esterno, forse non era il caso - fino alla persa dello stesso Teague, nel finale, che ha fatto scatenare la gioia.

Vittoria di squadra, tenendo forse il solo Imbrò sotto la sufficienza, con Perkovic a fare lo straniero, gli altri a rispondere presente nel momento del bisogno, e la difesa a stringere laddove c'è stata la necessità di fare bene dietro quando davanti non si segnava. E le stranezze del campionato, che vedono ora la Fortitudo, come numero di vittorie, in testa alla classifica. Vabbè, non esageriamo: Bergamo ha reso il tutto monco, c'è chi ha due gare in meno, però è una bella sensazione, no? E allora si vada avanti remando tutti nella stessa direzione, lasciando le disquisizioni su società, correnti e nuovi allenatori alla primavera inoltrata. Ce la faremo? Non sarà una Fortitudo da primato, ma non è che attorno ci siano poi squadre ammazzacampionato. E allora, stiamo a vedere.

Innamoratissimo - Perkovic ha fatto lo straniero, detto e ripetuto: guarda caso, si è vinto in trasferta. Poi i progressi di De Vico, “costretto” a mettere i liberi decisivi contro la sua ex squadra. Ma tutti, alla fine, da applausi.

In preda ad uno spasimo - Forse Imbrò, un po' spaesato. Ma avrà fatto festa pure lui, come giusto che sia.

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